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ALITALIA/ Air France lascia a terra Berlusconi, Pd e sindacati

Pubblicazione:venerdì 1 novembre 2013

Aerei di Alitalia e Air France Aerei di Alitalia e Air France

Alla luce del fallimento del tentativo dei capitani coraggiosi di rimettere in piedi l’azienda mi sembra inevitabile un’uscita di Colaninno. Bisogna dargli atto che ha compreso che è ragionevole non insistere.

 

La posizione di Air France mette Alitalia con le spalle al muro?

Diciamo che è l’occasione di un chiarimento, che mette sicuramente il governo e gli interlocutori italiani di fronte all’esigenza di fare una scelta: rinunciare del tutto ad avere Air France come partner, oppure contrattare la cessione ai francesi. È ragionevole che Parigi rifiuti di continuare ad avere una partecipazione importante ma di minoranza.

 

Perché?

Essere il più importante dei soci di minoranza non garantisce dei diritti gestionali, ma obbliga i francesi a investire ulteriori soldi che di sicuro andranno completamente persi in un tempo più o meno breve. Quella di Air France è una scelta chiarificatrice: allo stato attuale delle cose non è più interessata ad Alitalia, a meno che le controparti italiane non accettino di ridiscutere la gestione del controllo.

 

Air France alla fine la spunterà?

No, perché sarebbe comunque poco interessante e non ne uscirebbero bene, né come figura, né dal punto di vista finanziario. La cessione di Air France per chi ha promosso l’italianità di Alitalia è una sconfitta sia economica, sia politica. Lo è quindi per Berlusconi che ha difeso il progetto del 2008, ma anche per il Pd che lo ha avallato, per Epifani che sottoscrisse gli accordi sindacali e per i capitani coraggiosi che pure in quattro anni e mezzo hanno bruciato tutto il capitale.

 

(Pietro Vernizzi)



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