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FINANZA/ La Germania "festeggia" sulle ceneri dell’Europa

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In questo contesto non stupisce la forza dell’euro che poggia sull’ottima salute dalla bilancia commerciale dell’Unione europea. Nel 2008, prima della crisi di Lehman Brothers, l’area euro registrava un deficit commerciale con il resto del mondo di 100 miliardi. Oggi è in attivo di 300 miliardi. Com’è stato possibile, vista la forza della moneta unica? Il segreto si spiega con l’austerità imposta al sud Europa perché colmasse, a suon di sacrifici, il buco lasciato dalla fuga repentina dei depositi dal Nord Europa dopo la crisi finanziaria americana che aveva provocato non pochi guasti nelle banche tedesche.

Poteva essere un processo virtuoso, se Berlino avesse agito da locomotiva dell’economia europea, aumentando i consumi privati, investendo nelle infrastrutture (in questi anni quasi abbandonate per inseguire il pareggio di bilancio) o aperto le frontiere dei servizi. Nulla di tutto questo è avvenuto. E così l’attivo commerciale di Spagna e Italia, oltre che di Portogallo e Irlanda è avvenuto con la compressione dei consumi e l’aumento dell’emigrazione della forza lavoro più preparata. Insomma, l’Europa ha imitato il modello di crescita a tutto export tipico dell’economia tedesca. Ma questo ha provocato e provoca pesanti squilibri nelle altre economie, specie quelle emergenti.

Di qui la protesta americana, nel giorno delle venti candeline di Maastricht, di fronte a un euro forte che è frutto di un’anomalia perversa più che delle forze di mercato. Un euro troppo forte per l’Italia, ma anche molto, troppo debole in rapporto alla forza dell’economia tedesca che si avvantaggia anche così delle debolezze dell’Europa della periferia, come ormai viene definita. Avrà qualche effetto? Probabilmente no. Anzi, di sicuro la Cancelliera si chiuderà a riccio, assieme alla nuova maggioranza che, per ora, stenta a trovare l’accordo anche sull’istituto di un salario minimo garantito di 7,5 euro all’ora. Ma prima o poi, a Berlino sorgerà il dubbio che debito e peccato sono due cose diverse, anche se in tedesco si dicono nello stesso modo. 

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