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FINANZA/ Le regole che ci hanno reso "prigionieri" dell'euro

Pubblicazione:domenica 10 novembre 2013

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Scrivevo nove mesi fa in un articolo su queste pagine: “La catastrofe economica si avvicina a grandi passi, e a noi verrà dato un governo tecnico per impedire che la si possa sfuggire, riprendendoci la sovranità monetaria. Una catastrofe che, chi ha il triste privilegio di vedere i mercati finanziari speculativi, vede arrivare con un certo anticipo; è come avere una visione panoramica del mare, perché ci si trova al piano alto di un albergo, e lo stesso albergo si trova in una zona rialzata seppur vicino al mare, e vedere arrivare da lontano l’onda devastatrice dello tsunami”. Lo devo ammettere, mi sono sbagliato, non abbiamo avuto un governo tecnico, ma uno politico, anche se qui la politica è di fatto sparita, poiché non fa altro che reagire agli input che vengono dall’estero e al procedere della crisi. Una politica sempre più avviluppata sui propri problemi e sulla propria crisi, sempre più incapace di rispondere alle esigenze della popolazione, sempre più percepita come distante dai cittadini. E intanto la crisi avanza, mettendo a nudo questa cronica incapacità.

Hanno tolto l’Imu, ma ancora non è chiaro come copriranno la corrispondente mancata entrata. Quasi certamente risolveranno con un maggiore anticipo di tasse, ma questo non farà che diminuire il margine di manovra e le entrate per il 2014. Un anno davvero critico il prossimo, se come è ovvio continueremo ad avere un calo del Pil. La previsione del Pil, secondo la Commissione europea (e anche l’Istat), è del +0,7%, in calo rispetto alle stime precedenti: e sono gli stessi che avevano visto la ripresa nel 2011,e poi nel 2012, e poi quest’anno, e poi alla fine di quest’anno, e poi ci dicono che è colpa nostra perché non siamo ottimisti. Vengono in mente le parole di Peguy: “Una strozzatura sulla quale non c’è più nulla da dire, e nella quale colui che viene strozzato sembra avere così palesemente torto”.

Si prepara un prossimo anno da incubo, quello per il quale la disoccupazione era prevista in aumento al 12,4%. E invece l’abbiamo già ora al 12,5%. E il debito che vola alle stelle. Ogni tanto vi sono toni rassicuranti, perché l’ultima asta di titoli di Stato è andata benone, con sempre maggiori richieste. Ma c’è qualcuno che si rende conto che i mercati festeggiano la loro convenienza? C’è qualcuno che dice ai cittadini italiani che tanti titoli di Stato venduti vuol dire tanto debito in più da ripagare, insieme a interessi sempre crescenti? Il governo si prepara a nuove privatizzazioni: come potremo impedire che si arrivi a una vera e propria svendita, similmente a quanto sta accadendo in Grecia?

Ora a peggiorare la situazione in questo frangente tanto critico abbiamo pure l’euro in ascesa sul dollaro e su tutte le altre valute. Scrivevo sempre nove mesi fa: “Capito l’obiettivo? Vogliono sostenere l’euro, non i popoli. Vogliono rendere l’euro forte, sempre più forte, lasciando intendere che questa forza dell’euro è una benedizione, invece di essere la distruzione delle esportazioni, la distruzione di quei paesi pieni di inventiva, capacità imprenditoriale e qualità produttiva, come il nostro, che puntano tanto sull’esportazione. La distruzione di quei paesi che, come il nostro, possono puntare tanto sul turismo e sull’afflusso di capitali stranieri. Invece, certi poteri, soprattutto tedeschi, vogliono distruggere la nostra economia reale per poter esportare qui da noi senza una concorrenza fastidiosa. E per fare questo ci caleranno nell’inferno di una Grande Depressione, che ormai è alle porte (in Grecia ha già iniziato a bussare)”.


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COMMENTI
10/11/2013 - Bravi tedeschi (Giovanni Passali)

Più bravi di noi i tedeschi? Si, più bravi a introdurre i minijobs, cioè lavori sottopagati a 400 euro al mese senza contributi (così si sono procurati manodopera cinese in casa); e più bravi a non rispettare i trattati senza subire sanzioni, mentre a noi imponevano le regole o commissionavano sanzioni. Inoltre sono tanto bravi che l'austerity che hanno imposto in Europa sta facendo vacillare anche la loro economia, ormai ridotta al lumicino, perché anche da loro i consumi interni sono da depressione. Il loro modello di economia non funziona e non può funzionare, tanto vale uscire dall'euro.

 
10/11/2013 - commento (francesco taddei)

io credo che più che cattivoni i tedeschi siano stati più bravi di noi sia a sfruttare le potenzialità dell'euro sia a ristrutturarsi internamente in modo da essere competitivi.