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FINANZA/ Pelanda: lo "schiaffo" di Draghi alla Germania aiuta l'Italia

La svolta espansiva e ordinatrice della Banca centrale europea, grazie all’azione di Mario Draghi, crea due speranze per l’Italia. CARLO PELANDA ci spiega perché

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Questo governo appare in grado di tenere il sistema in equilibrio, ma non di dargli un impulso di crescita forte tagliando spesa e tasse in misura sufficiente. Poiché non è prevedibile che nel prossimo futuro l’Italia possa attivare una leva interna di crescita, vanno valutate quelle esterne. La domanda globale tirerà un po’ di più l’export, ma non tantissimo, perché il mercato internazionale è in ripresa lenta a causa di problemi ancora persistenti in Cina e in America e per la stagnazione dell’Eurozona. Inoltre, a causa del cambio de-competitivo dell’euro (che si stima costi all’Italia circa un 10% di volumi d’affari in meno in relazione al potenziale), la crescita dell’export e delle presenze turistiche resterà insufficiente per bilanciare il declino del mercato interno oppresso da costi troppo elevati e inefficienza.

Per inciso, la Germania ha un mercato interno stagnante per gli stessi motivi, ma riesce a bilanciare questo segno meno con un maggiore segno più dell’export perché tratta merci (grandi sistemi) relativamente meno sensibili al cambio. Inoltre, il costo del credito in Italia penalizza enormemente di più le aziende in comparazione con la Germania. In tali condizioni assume rilievo ciò che può fare la politica monetaria e bancaria europea per sbloccare la situazione verso una maggiore crescita.

Qui c’è una buona notizia, anzi ottima: (a) la Bce, che ha appena tagliato il costo del denaro, ha preso una posizione re-flazionistica per il futuro che dovrebbe portare l’euro a non rivalutarsi troppo sul dollaro e probabilmente a svalutarsi in quantità sensibile; (b) l’Ue, nonostante violente opposizioni di parecchie nazioni per motivi “sovranisti”, è riuscita a far partire la prima fase, pur incompleta, dell’unione bancaria, cioè di una vigilanza unica (e conseguentemente tutela omogenea) delle banche europee.

Va notato che l’azione di Draghi su questi due fronti ha trovato una forte opposizione della Germania, ma questi è riuscito a superarla, con sorpresa degli osservatori, grazie a una formula di governance che combina determinazione e capacità diplomatica.