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SPENDING REVIEW/ Rai, società controllate e dipendenti statali: Cottarelli gioca il “bonus”

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Finalmente sento una cifra credibile. In passato si era parlato di obiettivi troppo ambiziosi, soprattutto perché erano a scadenza ravvicinata. Dal momento che nel pubblico impiego non c’è licenziamento in massa, e poiché la spesa pubblica è rappresentata in buona parte dai costi del personale, è chiaro che non posso avere risparmi immediati. Eppure quando si è pressati dalle scadenze si fanno promesse mirabolanti. Valuto come indizi favorevoli il piano al 2017, risparmi sostanziosi ma non al di là delle possibilità e processi di mobilità del personale, con riferimento anche alle società collegate alla pubblica amministrazione in senso lato.

 

Ritiene che vadano effettuati anche accorpamenti tra Province e Comuni?

Senz’altro. Da questo punto di vista bisogna rispettare le autonomie costituzionalmente protette, ma ritengo possibile avviare processi che coinvolgano anche Regioni e Comuni. Non si tratta di un diktat che possa essere emesso dal commissario Cottarelli, ma è indubbiamente una strada importantissima per il nostro Paese.

 

Che senso ha fare un piano fino al 2017, quando non si sa ancora se il governo Letta durerà oltre al 2015?

Parlare di qua al 2017 significa attuare un’operazione strategica pluriennale che deve essere decisa da tutto il Paese. Se anche quindi dovesse cambiare il governo dopo il 2015, il nuovo consiglio dei ministri avrà il dovere morale di portare avanti la spending review. Da un punto di vista politico, non potremo attuare trasformazioni strutturali senza scelte strategiche che partano da un patto politico in grado di unire tutte le forze.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
11/11/2013 - commento (francesco taddei)

le imprese di interesse nazionale, cioè nel settore difesa ed energia, vanno escluse dalle privatizzazioni (lo stato ne detiene la maggioranza relativa, il resto è già in mano a privati), come già ribadito dal Prof. Antonio Maria Rinaldi su questo sito. guardiamo invece alle municipalizzate, che la corte dei conti stima pesino sullo stato per 30 miliardi, sorvolando sul pietoso uso clientelare che se ne fa.