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NO TAX AREA/ Arrigo: è inutile, meglio il taglio dell'Iva

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È raro che mi trovi d’accordo con Fassina, ma in questo caso ha ragione. A meno che non si scelga di modificare l’intera impostazione di base, cosa che ritengo improbabile, una misura del genere verrebbe applicata a tutti i contribuenti che quindi inizierebbero a pagare le tasse dai dodicimila euro in su. Questo ovviamente comporterebbe spese troppo elevate che difficilmente potranno essere coperte.

 

Si poteva immaginare un intervento diverso?

In un momento del genere è quanto mai necessario ripartire dai consumi, quindi sarebbe stato più opportuno evitare di aumentare l’Iva dal 21% al 22%. Aumentare la soglia della “no tax area” di quattromila euro, invece, probabilmente non fa altro che confondere il cittadino ancora di più, rischiando di non far capire quali potranno essere i reali vantaggi. Ricordiamoci poi che, attualmente, l’aumento dell’Iva non viene neanche rilevato dall’inflazione, visto che sono gli stessi negozianti a farsi carico del rincaro pur di non ritoccare i prezzi. Il problema è che i consumatori, sapendo dell’azione del governo, non lo verranno mai a sapere.

 

A proposito di consumi, crede che la proposta legata all’aumento dell’area di non tassazione possa effettivamente incentivarli?

Come dicevamo, di per sé si tratta di una buona misura che potrebbe effettivamente incentivare i consumi, ma senza un preciso contesto non si va da nessuna parte. Bisognerebbe introdurre novità solo per fare un passo in avanti verso un preciso obiettivo, senza il quale si hanno solamente singole misure che lasciano il tempo che trovano. In ogni caso anche l’ampliamento della “no tax area” dovrebbe essere differenziato in base ad alcuni criteri.

 

Quali?

Ad esempio quello legato alla composizione del nucleo famigliare e il numero dei figli a carico. Sarebbe poi opportuno pensare alle differenze territoriali, visto che mille euro hanno un potere d’acquisto decisamente diverso a Milano o in un piccolo centro. Un’altra differenziazione potrebbe infine riguardare la grandezza della abitazione, vale a dire immaginare una superficie minima della casa non soggetta a tassazione, ma di tutto ciò ancora non si vede niente.

 

Come giudica la proposta avanzata da Sacconi che vorrebbe tassare tutto il salario di produttività al 10%?



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COMMENTI
12/11/2013 - Equitá, sistematicitá, certezza (Andrea Trombetta)

C'é un punto fondamentale nelle osservazioni di Arrigo: l'imposizione tributaria non può essere un castello di correttivi stratificati, ma deve essere un sistema organico, improntato a criteri di equità e certezza. L'ora di una riforma radicale non è giunta, è già passata. Le detrazioni per carichi di famiglia sono obsolete: serve un'imposizione del reddito famigliare, con coefficienti di progressività determinati in base alle scale di equivalenza geografica. Le detrazioni per la produzione del reddito da lavoro dipendente sono ancorate ad un modello industriale superato da almeno trent'anni: vanno ridefinite con incrementi radicali. Non si possono confondere le logiche tipiche dell'imposizione con quelle caratteristiche della tassazione: c'é un dilettantismo allo sbaraglio nelle dichiarazioni dei politici da fare spavento. Non serve un governo di tecnici, ma non si può prescindere dai principi basilari della scienza delle finanze. Nell'ignoranza, meglio copiare da sistemi efficaci con condizioni analoghe. Ma perché rinunciare in partenza ad una riforma coraggiosa?