BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Le banche tedesche son pronte a far crollare Spagna e Italia

Pubblicazione:martedì 12 novembre 2013

Infophoto Infophoto

Il problema, però, è che alla fine dei conti alla Germania non interessa nulla di riattivare la crescita in Europa, altrimenti non avrebbe accumulato un surplus commerciale del 7%, tre volte quello cinese. La Germania agisce come se l’Ue fosse cosa sua, ce lo dimostra l’atteggiamento tenuto proprio nei confronti della Grecia: due anni di ritardo nell’agire per il semplice fatto che prima della ristrutturazione del debito occorreva che le banche tedesche scaricassero il più possibile obbligazioni elleniche e a un prezzo ancora decente, prima dell’haircut e dello sconto a bilancio delle perdite. Idem, come vi ho dimostrato tempo fa, la situazione cipriota, dove le banche tedesche detenevano miliardi in conti vincolati al 6% di rendimento: quindi, nonostante la situazione delle banche di Nicosia fosse nota da tempo, almeno da quando era precipitata la situazione greca, prima di intervenire si è aspettato che scadesse il vincolo temporale di quei depositi e che gli stessi fossero rimpatriati. Poi si è intervenuti, non con gli aiuti ma con il bail-in, ovvero facendo pagare obbligazionisti e correntisti delle banche. Ma se questi due esempi di atteggiamento tedesco non vi bastano, ora andiamo sull’attualità. E su qualcosa che potrebbe interessarci personalmente tra non molto.

Uno degli indicatori che tengo maggiormente sotto controllo, trimestralmente, è quello relativo alle esposizioni bancarie Paese-su-Paese offertoci dalla Banca per i regolamenti internazionali. Ovvero, quanto le banche dei vari paesi sono esposte all’estero verso nazioni terze. L’ultimo dato, quello relativo alla fine di giugno di quest’anno, ci mostra un trend ormai consolidato. E tutt’altro che tranquillizzante. Vi siete mai chiesti perché la Germania non abbia mai, dico mai, avuto nulla da ridire sulla situazione spagnola e perché sia stata la prima a dare luce verde alla ricapitalizzazione del sistema bancario iberico con 41 miliardi di euro? Vi siete mai chiesti perché, a fronte di dati macro da brividi, la Spagna stia godendo di spread basso e soprattutto di ottima stampa, tanto da sentirci dire ai quattro venti che il Paese è ufficialmente uscito dalla recessione (con le sofferenze bancarie a quasi il 13%)? Ve lo dico io. La Germania, anzi le sue banche, erano troppo esposte verso la Spagna, occorre applicare la cura greca, ovvero prendere tempo, stabilizzare la situazione artificialmente al fine di non far crollare il valore di obbligazioni e titoli e intanto cominciare a scaricare silenziosamente, riducendo le esposizioni.

Verso la Spagna, ma anche verso l’Italia. Nel terzo trimestre del 2012, così come per i due precedenti, Germania e Francia hanno continuato a ridurre le loro posizioni su Madrid e su di noi, ma a differenza di Parigi, Berlino - anzi, le sue banche - hanno cominciato a scaricare almeno due trimestri prima. Zitte zitte, lente ma continue. Le banche francesi tra la fine del 2009 e la fine del 2011 avevano ridotto la loro esposizione verso l’Italia di 175 miliardi di dollari, una riduzione del 34,5%, ma la loro esposizione verso il nostro Paese restava altissima: alla fine del 2011 le banche francesi avevano un’esposizione verso l’Italia di 332 miliardi di dollari, contro i 114 miliardi verso la Spagna.

E la Germania? Nello stesso periodo, fine 2011, la Germania aveva più esposizione verso la Spagna che verso Roma: ovvero, 146 miliardi di dollari contro 134. E ora, con l’ultimo dato disponibile? La Francia ha invertito la tendenza: le banche transalpine hanno ridotto in tre trimestri la loro esposizione verso la Spagna di soli 7 miliardi di dollari, a quota 107 miliardi, mentre hanno aumentato quella verso l’Italia, salita a 337 miliardi. E le banche tedesche? A fine giugno di quest’anno erano esposte per 122 miliardi verso la Spagna e per 125 verso l’Italia. Continuano a ridurre le posizioni, continuano a vendere.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
12/11/2013 - Achtung al 4° Reich! (Carlo Cerofolini)

A questo punto è chiaro che se non usciamo quanto prima dall’euro - e a rimetterci sarebbe soprattutto la Germania, checché ne dicano gli europeisti – diventeremo un’infelice colonia del 4° Reich. Achtung!