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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le banche tedesche son pronte a far crollare Spagna e Italia

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In compenso, se le banche italiane sono esposte verso la Francia solo per 35 miliardi di dollari, lo sono per 232 verso la Germania e solo per 18 verso la Spagna. Ovvero, i nostri istituti sono sì esposti verso l’estero, ma verso Paesi “core” e forti, visto che dopo la Germania c’è l’Austria con 98,4 miliardi di dollari e poi il Regno Unito, quindi addirittura fuori dall’area euro, con 46 miliardi di dollari. Questi numeri pesano quando si parla della stabilità di un sistema bancario: di converso, il nostro è intasato di titoli di Stato nostrani, 470 miliardi di euro di controvalore, ma ha esposizione estera totale di 808 miliardi di dollari, di cui 537 in Europa, di fatto concentrata in tre paesi “sicuri”. La Germania, invece, continua a ridurre posizioni, ha bisogno di abbassare ancora l’esposizione alla Spagna prima che la verità possa venire a galla e il miracolo iberico, esattamente come il boom di Zapatero tramutatosi in una gigantesca bolla finanziaria-immobiliare, si trasformi nell’incubo del Sud Europa, capace di trascinare immediatamente con sé il Portogallo.

Direte voi, se i tedeschi scaricano chi sta comprando, visto che lo spread resta basso? I giapponesi, ad esempio, i figli del diluvio di liquidità nipponica noto come “Abenomics”. Gli investitori del Sol Levante si stanno infatti riavvicinando timidamente al mercato obbligazionario periferico della zona euro, scommettendo che il peggio della crisi del debito sia alle spalle e che la politica monetaria espansiva sosterrà in futuro le quotazioni del debito europeo. Secondo i numeri diffusi ieri mattina da Tokyo, a settembre gli investitori giapponesi hanno realizzato acquisti netti di bond italiani per 35 miliardi di yen, circa 264 milioni di euro, il primo saldo positivo da sei mesi e il dato più consistente da giugno 2011. Più consistenti gli acquisti di bond spagnoli: 46,5 miliardi di yen, la cifra più alta da marzo 2011.

Dal picco della crisi sul debito della zona euro, quindi da luglio 2011 a settembre 2012, gli investitori giapponesi hanno venduto complessivamente 1.581 miliardi di yen (quasi 12 miliardi di euro) di bond italiani e 374 miliardi di bond spagnoli. Ma non solo loro: hanno comprato le nostre banche e quelle iberiche, oltre che qualche grosso fondo obbligazionario in cerca di rendimenti e in fuga dai Treasury durante lo shutdown. La Germania, però, il pivot di questa crisi, sta continuando ad abbassare le sue detenzioni, forte anche della liquidità garantita da Bank of Japan e Fed che induce tutti a comprare e a trasformare qualsiasi notizia economica, anche la più disastrosa, in un motivo per il “buy”.

Attenzione, entro fine anno le banche tedesche avranno scaricato ancora un po’ del loro fardello spagnolo e quando il livello sarà quello prestabilito, allora i tremori dello spread potranno tornare, perché la tentazione sarà quella di seguire l’esempio di Deutsche Bank nel 2010: scaricare in un botto detenzioni per miliardi, facendosi sentire bene dal mercato. Magari dopo Natale, magari in primavera. Già, subito dopo quella farsa degli stress test bancari che vedrà tutti gli istituti iberici promossi a pieni voti, grazie anche ai 26 miliardi di capitale garantito dallo Stato truccato da credito d’imposta. A quel punto sul mercato sarà festa grande e un soggetto primario del sistema bancario o assicurativo tedesco potrebbe scaricare sul mercato ai prezzi quasi massimi le detenzioni, inviando ai grandi players un segnale chiaro su chi stia per finire sul patibolo.

Questa volta, però, potrebbe non bastare un governo tecnico d’emergenza a evitarci la ristrutturazione del debito e il commissariamento. Spero di sbagliarmi.

 

P.S.: Come avrete notato non ho parlato né oggi, né la scorsa settimana del collocamento di Twitter alla Borsa di New York. Il perché è semplice: come per Facebook e altri social network, sono certo che questi titoli siano solo la riproposizione in brutto della bolla dot.com. Non a caso, il titolo di Twitter ieri perdeva già il 20% dai massimi della scorsa settimana, ovvero è entrato in “bear market” dopo solo tre giorni di contrattazioni. Auguroni ai gonzi che ci sono cascati anche questa volta, le banche collocatrici ridono e ringraziano.

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COMMENTI
12/11/2013 - Achtung al 4° Reich! (Carlo Cerofolini)

A questo punto è chiaro che se non usciamo quanto prima dall’euro - e a rimetterci sarebbe soprattutto la Germania, checché ne dicano gli europeisti – diventeremo un’infelice colonia del 4° Reich. Achtung!