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Economia e Finanza

FINANZA/ La bomba dei prezzi pronta a far saltare l'Italia

Nonostante sia sempre apparsa come qualcosa di lontano nel tempo e nello spazio, la deflazione si sta invece avvicinando a passi da gigante anche in Italia. Ne parla STEFANO CINGOLANI 

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Finora lo si era letto solo sui libri o magari in racconti di terre lontane come il Giappone. Tutte le generazioni negli ultimi sessant’anni hanno vissuto solo l’inflazione e per loro la deflazione è qualcosa di lontano nel tempo e nello spazio. Invece, si sta avvicinando a passi da gigante anche in Italia e gli ultimi dati dell’Istat lo confermano. Giorgio Squinzi, presidente della Confindustria, ha lanciato l’allarme: se i prezzi scendono persino con l’aumento dell’Iva, allora vuol dire che la deflazione arriva davvero. Gli ha fatto eco la Coldiretti mostrando l’andamento dei prezzi agricoli. Mario Draghi ne ha evocato lo spettro giovedì scorso: “Se per deflazione intendiamo un calo generalizzato che si autoperpetua, ebbene questo non c’è in Europa”, ha detto. Ma sa bene che il rischio è concreto, tanto bene da aver ridotto i tassi di interesse allo 0,25% con un vero e proprio blitz che ha sorpreso i mercati e lo ha messo ancora una volta contro il mondo germanico ossessionato dalla paura opposta.

Considerando l’intera Ue, probabilmente Draghi ha ragione, anche se la Bce si è data come obiettivo una crescita dei prezzi fino al 2% e il dato medio di 0,7% è lontanissimo (e per di più in discesa). Una vera deflazione finora c’è solo in Grecia con i prezzi negativi per quest’anno e probabilmente per il prossimo. A livello tendenziale l’indice al consumo ha registrato una riduzione di due punti percentuali nel mese di ottobre, mentre la media annua è calata dello 0,4%. I dati di Elstat, l’Istat ellenica, collimano con le stime elaborate dalla Commissione europea, secondo cui i prezzi diminuiranno dello 0,8% nel 2013 e dello 0,4% nel 2014 per salire dello 0,2% nel 2015. In Grecia la maggior parte dei prodotti quotidiani è meno cara. Solo alcol e tabacco sono in aumento, ma dipende dalla forte imposizione fiscale.

In Italia l’indice nazionale dei prezzi al consumo è sceso in ottobre dello 0,2% rispetto a settembre, mese in cui era stato negativo per lo 0,3%. L’Istat calcola che su base annua c’è ancora un’inflazione dello 0,8%, ma se prendiamo il dato mese dopo mese vediamo che già a ottobre 2012 la crescita era zero e a novembre eravamo a -0,2%. Dunque, un anno fa c’erano i primi segnali inquietanti. Poi calma piatta ancora ad aprile e maggio, mentre gli altri mesi hanno fatto registrare piccolissimi incrementi. La curva tendenziale, che registra gli incrementi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è ormai un piano inclinato (come si può notare nel primo grafico a fondo pagina). E il trend conta più delle cifre assolute.

La situazione è nettamente peggiore se prendiamo i prezzi alla produzione industriale. Qui l’ultimo dato Istat riguarda settembre, e siamo a un -1,8% che peggiora ancora escludendo le esportazioni: i beni industriali venduti in Italia, infatti, sono scesi di 2,2 punti percentuali (vedasi il secondo grafico a fondo pagina). Gli uni e gli altri sono in territorio negativo già da gennaio.


COMMENTI
13/11/2013 - Ci manca solo il botto dei prezzi. (claudia mazzola)

Il mio vicino di attività, piccolo bar trattoria, ha ricevuto il Tares, ben 2.600,00 €. Roba da matti. Ditemi voi come si fa a campare e lavorare così, siamo arrabbiati ma non disperati!