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Economia e Finanza

IL CASO/ Le Regioni "portano" all'Italia un'altra batosta europea

Per CARLO ALTOMONTE, il paradosso del governo Letta è che si trova stretto tra un Parlamento Ue che ha perso la pazienza e le Regioni che sprecano allegramente i soldi dei contribuenti

Vasco Errani (Infophoto)Vasco Errani (Infophoto)

«Il paradosso del governo Letta è che si trova stretto tra un Parlamento Ue che ha perso la pazienza per il debito italiano alle stelle e le Regioni che sprecano allegramente i soldi dei contribuenti facendosi scudo con la Costituzione. Se vogliamo riportare il bilancio del nostro Paese a livelli ragionevoli dobbiamo tagliare i fondi degli enti locali». Ne è certo Carlo Altomonte, professore di Economia politica all’Università Bocconi, dopo che l’Ue ha rafforzato le sanzioni nei confronti dei Paesi che non rientrano nei parametri di debito previsti dalle norme comunitarie.

Professor Altomonte, quali saranno le conseguenze della decisione di Bruxelles?

La decisione del Parlamento Ue riguarda soprattutto le prospettive 2014-2020, cioè la prossima programmazione finanziaria. Si tratta quindi dei soldi che arriveranno in erogazione dal 2015. Il testo approvato a Strasburgo afferma che “l’erogazione dei fondi è soggetta alla buona governance economica” e potrebbe essere legata al rispetto dei parametri del deficit pubblico. Ciò sarebbe particolarmente grave per l’Italia, in quanto i fondi europei rappresentano uno dei maggiori canali di finanziamento della spesa pubblica, soprattutto per le regioni con un ritardo di sviluppo. In questo modo si rischierebbe di generare ciò che noi economisti chiamiamo un effetto pro-ciclico.

Può spiegare di che cosa si tratta?

Non solo si determina un vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil tale per cui non si riesce a spendere, ma soprattutto si tolgono i fondi e in questo modo si peggiora ulteriormente la crescita, facendo salire ulteriormente il deficit. Si entra così in una spirale viziosa di alto deficit, bassa crescita e interventi infrastrutturali inadeguati. I Paesi europei hanno perso la pazienza nei confronti dell’Italia, in quanto non riusciamo a tagliare la spesa pubblica. Eppure i tagli strutturali alla spesa pubblica sono indispensabili, altrimenti il deficit continuerà a essere vicino a quel target. Dobbiamo arrivare a chiudere il bilancio in pareggio come tutti i Paesi virtuosi.

La ritiene un’impresa realizzabile?

Per farlo non dobbiamo tassare bensì ridurre la spesa. Ciò non significa tanto ridurre necessariamente le prestazioni dello Stato centrale, bensì soprattutto sprechi e inefficienze a livello locale. Da quando è stata approvata la riforma del Titolo V della Costituzione, la spesa regionale è passata da 200 a 700 miliardi di euro. Quando si tratta di tagliare la spesa locale però il governo ha le mani legate, in quanto tutto passa dalla conferenza Stato-Regioni, che con il disposto costituzionale blocca tutto.

Quindi occorre una riforma costituzionale?


COMMENTI
13/11/2013 - Da quando sono nate sono la disgrazia dell'Italia (Giovanni Menegatti)

Prima della nascita delle Regioni il Debito pubblico Italiano era quasi inesistente, fin dalla loro nascita sono nati i guai dell'Italia. Da subito I politici tutti, senza escludere nessuno piuttosto di pensare come far funzionare bene la burocrazia statale e Regionale, si sono preoccupati solo come aumentare la spesa, facendo le Regioni come centri di potere personale dei singoli Partiti. Basta fare pochi esempi anche sulla mia regione Friuli v.G. con 1.240.000 abitanti ha 5 sedi regionali nel territorio 1 anche a Roma, 5 commissioni permanenti 5 Enti non ricordo quante comunità montane. Tutto questo per far cosa se, non ci sono Compiti precisi su quello che si puo fare senza entrare in conflitto continuo con i poteri dello stato Paralizzando sempre le varie decisioni rendendo cosi infinite le decisioni. Personalmente io sono un sostenitore delle regioni ma con molta meno Burocrazia e con compiti veramente decisionali tipo i Land Tedeschi. Noi Invece abbiamo fatto dei mostri solo capaci di rapine dei politici corrotti che sono anche piu bravi di quelli romani altro che Roma Ladrona.

 
13/11/2013 - esempi (Alberto Consorteria)

A me basta che faccian fallire campania e sicilia, vedrete che a un certo punto qualcuno smetterà di buttar via i soldi

 
13/11/2013 - le regioni sono un affare (Claudio Baleani)

Le Regioni sono un affare per i pochi che riscuotono e un incubo per i moltissimi che le pagano. Nate in tempi di vacche grasse per alimentare una democrazia parolaia e preparare la crisi che oggi ci soffoca, si sono trasformate in interlocutori istituzionali totalmente inutili anzi dannosi, che moltiplicano norme che rendono la vita impossibile agli imprenditori e investitori perché cadute in mano ad una classe politica psicotica che ha paura dei tweet. I dati che vengono dalla Regione Lazio sono 24 miliardi di debito e non mi pare che le altre stiano molto meglio. Quando si deve constatare di aver sbagliato non c'è altra strada che tornare indietro. Si può tornare indietro con dignità e metterlo nero su bianco cancellando le regioni salvo nei posti in Italia dove se le possono permettere con le loro tasche, oppure si può tornare indietro da straccioni ovvero tenendo in piedi questi mostri senza dargli soldi. Siccome mi pare che non si sta decidendo né l'una né l'altra cosa mi basterebbe che le regioni almeno tagliassero gli stipendi esorbitanti per i dirigenti, specialmente in regioni come Marche, Umbria, Campania, Toscana e Sicilia.