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SPY FINANZA/ Spagna e Germania "barano" sulle loro banche

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Quando però nel 2008 la bolla immobiliare scoppiò, il ristorante si ritrovò praticamente senza più clienti, gli incassi crollarono e per i signori Diaz pagare la rata del mutuo diventò un tormento, perché erodeva un parte sempre più sostanziale di quanto entrava mensilmente. Nel 2010, il signor Diaz chiese aiuto alla sua banca, Caixabank SA, la quale accettò di buon grado di rifinanziare il suo mutuo, abbassandogli anche la rata mensile e fornendogli anche un secondo mutuo di 32mila euro per pagare il conto della carta di credito e altre spese. Arrivato all’anno scorso, la situazione finanziaria del signor Diaz era tale che fu costretto a mettere mano ai risparmi di una vita per garantire un tetto alla moglie e ai suoi due figli. Nel mese di luglio del 2012, Diaz smise del tutto di pagare la rata del mutuo e rifiutò anche l’offerta della banca di un ulteriore periodo di “salvaguardia”, con un altro abbassamento della rata mensile. Perché? «Mi sono reso conto che pagare un mutuo è come avere il pane per oggi ma avere fame domani. Qualunque cosa succeda, che succeda adesso».

Pare una metafora, ironica ma amara, dei mercati di capitale in questi mesi di liquidità a costo zero: esattamente come il signor Diaz, sempre più investitori - basti pensare ai manager dei grandi fondi obbligazionari - vogliono che la Fed attivi il “taper”, che finisca la politica di manipolazione dei prezzi degli assets, versione finanziaria e globale dell’approccio “extend and pretend” delle banche spagnole e si torni alla realtà, «qualsiasi cosa succeda». Capito perché ritengo più che plausibile un attacco speculativo in grado di abbattere qualsiasi difesa? Perché il sistema bancario spagnolo è un vaso di coccio che pensa di avere un’anima di metallo ma è fragilissimo, poiché basato sui trucchi contabili: un soffio di vento e tutto viene giù.

Come spesso mi accade, ho chiesto al mio banchiere di riferimento, uno che ancora gestisce risparmio ed eroga credito, non gioca con i derivati, cosa pensasse del mio articolo di martedì. Ecco la sua risposta: «Scenario possibile, ma spero ormai poco probabile. I tedeschi hanno ottenuto quel che volevano e se non faranno marciare le altre due gambe dell’unione bancaria (meccanismo di risoluzione delle crisi e fondo unico di garanzia) si saranno tenuti le mani libere sulle loro banche. Così va il mondo nell’Europa del 2013...». Dunque, se la Germania otterrà mano libera sulle sue banche, ovvero supervisione a Berlino e non alla Bce, tutto potrebbe proseguire placido. Altrimenti...

Ma cosa avrebbe la Germania da temere tanto per i suoi sanissimi istituti di credito? Ne sa qualcosa il professore Christian Marazzi, professore e direttore di ricerca socio-economica presso la Scuola Universitaria della Svizzera Italiana, intervistato da Wall Street Italia. Eccolo: «I tedeschi sono terrorizzati di vedere svelati i bilanci delle loro banche, perché sono messi male. Si pensi che la Commerzbank è esposta per un quarto su attivi legati allo shipping e questo in un periodo in cui il commercio mondiale è in netta diminuzione e tutto il settore della logistica sta attraversando una vera e propria crisi da sovrapproduzione. Per questo, i tedeschi vorrebbero una supervisione dei bilanci condotta dalle autorità monetarie di ciascun Paese, appunto per gestire a modo loro questa crisi bancaria finora sempre mascherata. Quindi meglio sarebbe garantire la massima trasparenza ed evitare di essere accusati di metodi fraudolenti».


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