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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Spagna e Germania "barano" sulle loro banche

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Capito? E non pensate che la già salvata Commerzbank sia l’unica pecora nera nel gregge di candidi esempi di virtù del sistema bancario tedesco. Le Landesbanken sono state anch’esse rimesse in piedi dalla mano pubblica, la stessa che poi accusa di aiuti di Stato gli altri membri (vedi Mps), e pure Deutsche Bank ha qualche piccolo problema di esposizione ai derivati e alla leva. Non lo dico io, lo dice l’ex membro della Fed e attuale vice-presidente della Federal Deposit Insurance Corporation, Thomas Hoenig, a detta del quale il colosso tedesco «ha livelli di capitale orribili, sono orribilmente sottocapitalizzati. Di fatto, non ha un solo margine di errore».

A cosa si riferisce Hoenig? Forse al fatto che, stante i netting fantasiosi messi in piedi per abbellire il bilancio, Deutsche Bank alla fine del 2012 aveva un’esposizione ai derivati pari a 55 triliardi di euro. Avete letto bene, circa 21 volte il Pil tedesco. Certo, poi, come vi ho anticipato, il netting fa miracoli: quel numero cala a un 776,7 miliardi di positive market value exposure, ovvero assets, e 756,4 miliardi di negative market value exposure, ovvero liabilities, i valori massimi a bilancio per l’azienda che presenta uno stato patrimoniale di 2 triliardi di euro. Oplà, miracoli della contabilità teutonica, il valore di esposizione ai derivati “ufficiale” crolla a un misero 20,3 miliardi di euro. Capito perché la Germania ha come priorità assoluta il fatto che nessuno dall’esterno debba mettere il naso nei bilanci delle sue banche?

Ora guardate il grafico a fondo pagina, è tratto dall’ultimo Financial Stability Report della Banca d’Italia pubblicato martedì e ci dimostra l’andamento delle detenzioni estere di titoli di Stato italiani, graficizzando poi nella “torta” la loro ripartizione attuale sul totale di detenzione. Come vedete, la quota di debito italiano in mano estera resta in area 30%, placida. Vedete però altresì che tra la metà del 2011 e l’inizio del 2012 i detentori stranieri hanno venduto circa 200 miliardi di titoli pubblici italiani, ragione che portò all’esplosione dello spread, alla “caduta” del governo Berlusconi e all’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi con la sua bella agenda made in Germany.

Questo dato ci fa capire due cose. Primo, visto che da allora a oggi le condizioni macro dell’Italia sono peggiorate e molto ma le detenzioni estere restano ferme, ovvero nessuno vende, significa che quella vendita innescata proprio da Deutsche Bank nella primavera del 2011 con 9 miliardi di debito scaricato e coperto con cds fu un atto politico, ovvero a livello europeo si volevano chiudere i conti con Berlusconi. Secondo, quel 30% circa di titoli in mano estera potrebbero essere scaricati da un momento all’altro se il nostro Paese non facesse ciò che deve, ovvero fare in modo che salti la supervisione unica sul sistema bancario Ue e che ogni regolatore nazionale metta mani e occhi nei bilanci delle sue banche. Attendiamoci quindi molta esuberanza ed effervescenza sull’argomento nei mesi a venire, magari qualche attacco alle nostre banche da parte di giornali autorevoli. Anzi, aspettiamoci qualcosa nelle settimane a venire, visto che ormai siamo a metà novembre e in primavera scattano gli stress test.

Non so come mai, ma ho la netta sensazione che il nostro “palle d’acciaio” più che vantarsi del materiale di cui sono composti i suoi attributi, sia tenuto per gli stessi da Berlino. Perché con 470 miliardi di titoli di Stato in pancia alle nostre banche, se quel debito in mano estera viene scaricato e lo spread sale alle stelle, di questo Paese resteranno solo le macerie. Abbiamo un’unica speranza: un’alleanza strategica in chiave anti-tedesca con la Francia, la quale non può permettersi un nostro default, visto il grado di esposizione delle sue banche al Bel Paese, oltre 330 miliardi di euro. Qualcuno lo dica al governo. Ma in fretta.

 

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