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SPY FINANZA/ Spagna e Germania "barano" sulle loro banche

Pubblicazione:giovedì 14 novembre 2013

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Questo articolo è la naturale prosecuzione di quello pubblicato martedì, quindi invito chi non lo avesse letto a farlo, prima di proseguire. Perché la saggezza popolare ci dice che, alla fine, i nodi vengono sempre al pettine. O, meglio, alla fine i bluff vengono sempre scoperti. Magari ci vuole del tempo, magari questo esercizio di disvelamento porterà con sé qualche mano persa, ma alla fine il baro, tale è e tale resta. Il baro di oggi è la Spagna. O, meglio, il suo sistema bancario. Come sapete, da sempre sono convinto che le banche iberiche siano tutt’altro che in salute - nonostante i rally in Borsa - e che i 41 miliardi dell’Ue per la loro ricapitalizzazione siano stati solo un brodino per un ammalato di broncopolmonite.

Ora ne ho la conferma. Da tempo, infatti, una domanda mi tormentava: come fanno le sofferenze bancarie spagnole a essere, nei fatti, ancora così relativamente basse, visto che il tasso di disoccupazione del Paese è il più alto dopo quello greco, sopra il 26%? Basti vedere la percentuale di sofferenze di Grecia, Cipro e Slovenia per capire che la dinamica spagnola - per quanto alta, siamo sopra il 12% del totale - si basi su un trucco contabile. Quale? Semplice, dal 2008 in poi, le banche iberiche non calcolano in maniera normale i crediti a rischio, ma se li rifinanziano loro stesse costantemente, facendoli così sembrava ancora “operativi”, quando invece il management sapeva benissimo che non c’era speranza alcuna di veder ripagati quei prestiti. Di più, le banche fornivano ulteriori prestiti che servivano soltanto per pagare gli interessi sulle sofferenze, un vero e proprio schema piramidale che se e quando dovesse collassare, porterebbe con sé un tale disastro da rendere totalmente inutile qualsiasi intervento di fondi salva-Stati o quant’altro Draghi possa inventarsi.

Già oggi, se le banche iberiche fossero oneste nella contabilizzazione delle sofferenze, pensate che i loro titoli viaggerebbe a quei livelli all’Ibex di Madrid? E lo spread spagnolo, starebbe placido in zona 230? Ma siccome ora, vista anche la supervisione della Bce e l’arrivo degli stress test, le banche spagnole devono ottemperare a linee guida molto più stringenti sull’accountability, frutto del salvataggio europeo, ecco che come per miracolo il numero delle insolvenze sui mutui immobiliari ha preso una dinamica e una velocità di crescita mai vista prima, cominciando a far aggrottare le ciglia agli investitori.

Nell’ambiente bancario spagnolo questo modo di agire era definito approccio “extend-and-pretend”, ovvero rifinanziare le sofferenze per non farle apparire tali e fornire prestiti sui prestiti per pagare gli interessi o, ad esempio, i conti delle carte di credito o le bollette ai clienti in difficoltà, quando non sulle soglie dell’insolvenza verso l’istituto stesso. L’esempio classico di quanto accaduto negli ultimi cinque anni a migliaia e migliaia di persone lo ha scovato il Wall Street Journal, intervistando il signor Diaz, 49enne account manager in una ditta che produce pompe idrauliche, il quale nel 2007 accese un mutuo da 600mila euro per una casa alla periferia di Madrid. All’epoca anche la moglie del signor Diaz lavorava, poiché gestiva un fast-food che faceva affari d’oro con gli operai dei cantieri edili della zona.


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