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ITALIA BOCCIATA/ Forte: due "buchi" fanno affondare i nostri conti

Pubblicazione:sabato 16 novembre 2013

José Manuel Barroso (Infophoto) José Manuel Barroso (Infophoto)

Tutti gli emendamenti ragionevoli sulla legge di stabilità sono stati respinti. Resta da vedere se passerà quello che mira a porre un limite alla tassazione degli enti locali. Trovo però scandaloso che il cuneo fiscale sia diventato una misura assistenzialistica. Gli edifici costruiti sulle spiagge andrebbero inoltre tolti di mano al demanio.

 

Per quali motivi?

Perché in questo modo si potrebbe consentire di investire e di uscire dalla precarietà della concessione annua, mobilitare l’economia, raccogliere dei miliardi, ma soprattutto consentire nuovi investimenti nello sviluppo turistico. Qualsiasi emendamento innovativo è stato bocciato e le misure presenti sono sempre più redistributive, e ciò che rimane è comunque estremamente limitato. Prevale quindi una linea redistributiva che non tiene conto dell’esigenza di generare crescita e di fare degli investimenti.

 

Come valuta invece la scelta della Commissione Ue bocciare la clausola per gli investimenti per l’eccessivo debito pubblico del nostro Paese?

Negli ultimi due anni il rapporto debito/Pil dell’Italia è passato dal 120% al 130%. Questo peggioramento è dovuto alla discesa notevole del Pil, che non è controbilanciata se non parzialmente dall’aumento dei prezzi. La conseguenza di questi rincari è il fatto di lasciare invariato il Pil nominale di quest’anno e quello dello scorso anno, o di ridurlo parzialmente. L’Italia ha inoltre peggiorato il rapporto deficit/Pil e sta restituendo debiti pregressi della Pubblica amministrazione.

 

Ritiene che da questo punto di vista ci siano stati errori del governo?

Il governo ha commesso due errori capitali. Se si accresce il rapporto debito/Pil senza modificare il deficit, come quando si pagano debiti pregressi già contabilizzati nel deficit, bisognerebbe controbilanciare questo fenomeno negativo con alienazioni patrimoniali di beni e imprese pubbliche. In questo modo è possibile evitare l’aumento del rapporto debito/Pil. Ciò non è stato fatto perché abbiamo un governo che ama accrescere la sfera pubblica, come si vede dagli acquisti della Cassa Depositi e Prestiti di imprese che prima erano del Gruppo Eni e stavano nell’economia di mercato, nonché dai comportamenti che riguardano gli enti locali.

 

Qual è stato il secondo errore dell’esecutivo?

La mancanza di politiche di crescita del Pil o di attenuazione della recessione ha generato uno sfasamento e un peggioramento nel rapporto debito/Pil. La colpa principale del governo consiste nel fatto di non preoccuparsi della produttività sia di breve termine tramite la liberalizzazione del mercato del lavoro, sia nel medio e lungo termine tramite politiche di investimento infrastrutturale.

 

(Pietro Vernizzi)



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