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ALITALIA/ La "spinta" di Emirates e Turkish per l’arrivo di Etihad

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È anche abbastanza logico che il nuovo socio dovrà essere un vettore extra europeo perché l’interesse che molte aviolinee dotate di capitali hanno di inserirsi nel mercato Ue è grande e diventa anche vitale per chi punta pure sul bacino del Mediterraneo e l’attuale mondo arabo, che versa in una situazione confusa ma speriamo di rapida soluzione. Lo so, anche qui ci sono le leggi della Ue, ma lo scoglio, se ben affrontato, non dovrebbe essere insormontabile, considerando le tante imprese italiane operanti in quest’area del mondo.

Etihad ha manifestato in questo periodo un interesse che finalmente è andato un po’ più in là delle titubanti dichiarazioni e susseguenti smentite: per il vettore del Golfo sarebbe un colpo davvero grandissimo (pure “accontentandosi” del 49%), considerando che Emirates ha iniziato a operare da poco tempo proprio in Italia con voli originanti da Malpensa per gli Stati Uniti e che, cosa da molti ignorata, la compagnia Turkish sta puntando a diventare il vettore di riferimento del Mediterraneo e ha ampliato la sua rete con collegamenti anche verso il Sudamerica, continente a forte influenza italiana.

Quindi anche Etihad deve agire in tempi brevi, ma, nel terminare questo articolo, vorrei ricordare chi alla fine paga il conto, ancora una volta, di una classe imprenditoriale e di una politica italiana tristemente incapaci: i lavoratori di Alitalia e il suo indotto, che dopo il conto salatissimo del 2008 rischiano, almeno nel breve termine, di vedersene recapitare un altro... e questo credo sia l’unico vero “privilegio” di questa ennesima brutta pagina della storia economica di una nazione che, nel mondo del lavoro, da anni non investe più sul fattore umano, non ponendolo più al centro della questione, come desidererebbe l’attuale Papa e milioni di altre persone che vedono quotidianamente sfaldarsi la propria dignità.

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COMMENTI
22/11/2013 - Finirà così (Antonio Ferri)

Il vero patrimonio di una compagnia aerea è il bacino passeggeri su cui contare, il resto si compra è solo una questione di prezzo (vedi compagnie del golfo ad esempio), questo AF lo sa bene e per questo non mollerà AZ inquanto detentrice di un pacchetto clienti di poco più di 20milioni di passeggeri su circa 150 movimentati in Italia (non molti in verità). AF rileverà AZ per pochi soldi (la questione ristrutturazione del debito ha facili soluzioni) ma pretenderà ed otterrà dal governo italiano un bel pacchetto di concessioni finalizzato a costituire anche in Italia un mercato protetto sul tipo di quello francese in cui AF si trova molto bene e senza il quale sarebbe già saltata in aria da tempo. I capisaldi di queste concesssioni secondo me sono; piano nazionale aeroporti approvato da Parigi, revoca e mai più concessioni di quinte libertà su aeroporti italiani, compagnie lowcost relegate in aeroporti molto periferici e scomodi in modo da convogliare i viaggiatori su aeroporti e vettori di gradimento AF. Si tratta insomma di costruire una bella gabbia attorno ai viaggiatori italiani in modo che non abbiano alternative convenienti, a ben vedere è la situazione francese. Acetto scommesse che finirà così alla faccia delle liberalizzazioni e degli interessi dei viaggiatori.