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Economia e Finanza

ALITALIA/ La "spinta" di Emirates e Turkish per l’arrivo di Etihad

Se Air France non sottoscriverà l’aumento di capitale, non saranno molte le possibilità per Alitalia di evitare il fallimento. Occorrono altri investitori, spiega GUIDO GAZZOLI

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Air France non sottoscriverà l’aumento di capitale e, di conseguenza, la sua quota si diluirà scendendo al 10% del capitale di Alitalia-Cai. È solo l’ultima del torrenziale uragano di informazioni apparse in questi giorni sui giornali: ogni tanto salta fuori un pretendente (manca solo Air Zimbawe, così almeno dal punto di vista alfabetico abbiamo chiuso il cerchio, finalmente!) e piani a cui seguono contro-piani, modifiche ai piani, esuberi che da 4.000 scendono a 2.000, ma poi saltano fuori altre cifre. Una vera e propria commedia all’italiana nel miglior stile sceneggiata o se preferite Armata Brancaleone, ma una vicenda davvero poco edificante se si pensa a un paio di cosette: anzitutto già nel 2008 il Piano Fenice (sic) lasciò a casa 10.000 persone, adesso si parla di altri numeri ma non si tiene conto dello stato e delle paure che i lavoratori trascorrono quotidianamente e poi pensiamo anche al mondo dei media, che già nel 2008 fece una figura barbina e che adesso si ripete, nella maggioranza dei casi, buttando a piene pagine voci quasi si trattasse del calciomercato, che però si svolge in estate ed è senz’altro una telenovela più divertente.

Vediamo di fare un po’ di ordine e tentare di dare un filo logico a una vicenda che metterebbe in seria crisi i maestri del thrilling. Anzitutto c’è da dire una cosa: la cordata Cai ha fallito pienamente e non può accampare nessuna scusa, perché ha mancato la mossa che avrebbe salvato effettivamente la compagnia, ossia effettuare investimenti massicci mirati a un cambio radicale. Invece, pensando forse di avere a che fare con un’industria qualsiasi, ha inanellato una serie di errori strategici che non stiamo qui a ripetere.

Certo, si sono raggiunti livelli di efficienza e puntualità (però già registrati in AZ, tanto per non dimenticare) e il costo del lavoro è a livelli irrisori (siamo a 0,8 centesimi di euro di Cask - costo per sedile per km - contro gli 1,4 di Air France e Lufthansa), ma se non si investono soldi per mettere strutture in grado di fare ricavi, lo ripetiamo, è perfettamente inutile anche esternalizzare tutto il possibile. Anzi, vi sono settori, come la manutenzione (uno dei fiori all’occhiello della vecchia AZ riconosciuto anche da molti vettori che gli affidavano i propri aerei), che sono straordinarie occasioni per fare soldi: basti pensare che uno dei settori più profittevoli della tedesca Lufthansa è Lufthansa Technik, l’azienda di manutenzione del gruppo. Invece, Cai dal 2008 si è potuta permettere di mandare a casa tecnici, piloti, assistenti e altre risorse dell’enorme bacino di know how di 60 anni di storia dell’ex compagnia di bandiera. Vedere il modernissimo hangar per la verniciatura degli aerei di Fiumicino trasformato in magazzino fa piangere il cuore di rabbia.


COMMENTI
22/11/2013 - Finirà così (Antonio Ferri)

Il vero patrimonio di una compagnia aerea è il bacino passeggeri su cui contare, il resto si compra è solo una questione di prezzo (vedi compagnie del golfo ad esempio), questo AF lo sa bene e per questo non mollerà AZ inquanto detentrice di un pacchetto clienti di poco più di 20milioni di passeggeri su circa 150 movimentati in Italia (non molti in verità). AF rileverà AZ per pochi soldi (la questione ristrutturazione del debito ha facili soluzioni) ma pretenderà ed otterrà dal governo italiano un bel pacchetto di concessioni finalizzato a costituire anche in Italia un mercato protetto sul tipo di quello francese in cui AF si trova molto bene e senza il quale sarebbe già saltata in aria da tempo. I capisaldi di queste concesssioni secondo me sono; piano nazionale aeroporti approvato da Parigi, revoca e mai più concessioni di quinte libertà su aeroporti italiani, compagnie lowcost relegate in aeroporti molto periferici e scomodi in modo da convogliare i viaggiatori su aeroporti e vettori di gradimento AF. Si tratta insomma di costruire una bella gabbia attorno ai viaggiatori italiani in modo che non abbiano alternative convenienti, a ben vedere è la situazione francese. Acetto scommesse che finirà così alla faccia delle liberalizzazioni e degli interessi dei viaggiatori.