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MANOVRA/ La "fiera delle tasse" che mette in crisi l'Italia

Pubblicazione:lunedì 18 novembre 2013

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Si possono accusare i due autori, a torto o a ragione, di essere, o essere stati, contigui al centrodestra. Nello stesso periodo, però, Pierluigi Ciocca, mai vicino al centrodestra, nella prefazione alla raccolta di saggi “Disoccupazione di Fine Secolo” (Bollati Boringhieri) documentava che in un mondo in cui il Nord America ha un carico tributario attorno al 30% del Pil e i Paesi asiatici emergenti del 20%, con il nostro 46% rischiamo di andare verso il declino sempre più grave e la disoccupazione di massa sempre più lunga. Thomas Friedman, idolo di varie sinistre, chiama l’integrazione economica internazionale “una camicia di forza tutto d’oro” dove chi non si adegua a bassa pressione tributaria, regole semplici e fisse, non può non soccombere.

Le vicende della vertenza dell’imposizione tributaria relativa a Google, Facebook e altri colossi internet mostrano come sia vasta la “fiera delle tasse”. Voglio però ricordare che già nel 1992, nella centralissima Via Lagrange a Torino, faceva bella mostra un Hotel Particulier della Regione (francese) Rhône-Alpes in cui si mostravano gli incentivi (in termini di minor imposizione) di cui avrebbero fruito imprese, professionisti e lavoratori che avessero deciso di varcare il confine. La “fiera” era già iniziata. Ne scrissi sulle testate a cui collaboravo e ne parlai con leader politici. Risultati nulli.

È di questa “fiera delle tasse” che si dovrebbe parlare a Palazzo Madama e Montecitorio, non di ritocchi al margine di un sistema soffocante e tale da lasciare i nostri figli in un cumulo di macerie. Come quello immortalato da Roberto Rossellini in Germania Anno Zero.



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