BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ I numeri della crisi che tutti vogliono nascondere

Infophoto Infophoto

Ora, al netto dell’intangibilità della proprietà privata che dovrebbe vigere in ogni regime liberale, due sono le osservazioni. Primo, non solo i controlli di capitale che dovevano essere tolti dopo poche settimane sono ancora in vigore oggi (ovvero limitazioni sull’uso del “vostro” denaro da parte dello Stato su indicazione della troika), ma soprattutto prima l’haircut e poi il blocco dei conti correnti per le aziende stanno facendo crollare il dato del Pil cipriota, portando con sé - nei fatti - un peggioramento della ratio debito/Pil agendo sul denominatore. I settori dei real estate e dei servizi finanziari pesavano per il 30% dell’economia cipriota e, di fatto, il governo ha detto chiaro e tondo che non sono più calcolabili come fonte di entrata, essendo stati distrutti dal combinato di tagli, controllo del capitale, congelamento dei conti e innalzamento delle tasse. Detto fatto, nel secondo trimestre di quest’anno l’economia cipriota si è contratta del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, otto cali trimestrali di fila e il peggior dato da metà anni Settanta.

Secondo, siamo proprio sicuri che in caso di comprovata emergenza, vedi paesi con debito molto alto il cui stock va abbassando con una cura da cavallo una tantum, quella soglia dei 100mila euro non possa diventare di 70mila? O 60mila? Ricordate che, seppur chiuso in un box piccolo piccolo, il Fondo monetario ha detto che per paesi indebitati come l’Italia esiste l’extrema ratio di una patrimoniale secca del 10% su tutti i conti correnti. E nessuno ha smentito, si sono limitati soltanto a minimizzare: come per il crollo Lehman, la crisi greca, quella irlandese, portoghese, spagnola, cipriota e via negando e poi fallendo. Quindi, fossi il direttore di un grande giornale o telegiornale, varerei da subito una rubrica fissa quotidiana sullo stato di avanzamento dei lavori sul tema dell’unione bancaria. Ma questo non accadrà, almeno in Italia: quando mai un direttore andrà contro gli interessi di uno dei suoi principali azionisti?

Il problema è questo: andrebbe vietata la partecipazione azionaria di banche, finanziarie e società assicuratrici nei cda e nei patti di sindacato delle società editoriali. Allora, forse, avremo dell’informazione finanziaria seria che non scriverà dei crolli quando questi sono già avvenuti, ma vi informerà del fatto che stanno per avvenire o c’è il rischio che avvengano. Ma anche questo non succederà mai. Quindi, conviene guardare con molta attenzione alle mosse tedesche in sede europea sulla questione bancaria: sia per eventuali rischi che derivino da ricapitalizzazioni, sia per capire quanto dobbiamo temere la vendetta di Berlino in caso non si arrivi al congelamento della supervisione unica da parte della Bce. Se occhi indiscreti potranno guardare i conti di Deutsche Bank e Commerzbank, la reazione per evitarlo da parte della Germania sarà senza precedenti. E, attenzione, in prima linea ci siamo noi e la Spagna per il ruolo di attore protagonista.

Dite che la mia è un’ossessione? Bene, guardate quest’ultimo grafico a fondo pagina, fresco fresco. Mette in comparazione le sofferenze bancarie spagnole con lo spread tra Bonos e Bund: bene, sapete a che quota sono arrivate le sofferenze del sistema bancario iberico in settembre? Qualcosa come 187,8 miliardi di euro, pari al 12,68% di tutti i prestiti in essere, un livello mai raggiunto, il record assoluto. E lo spread? In area 250, il livello più basso da 29 mesi a questa parte. Vi sembra normale un mondo così? A me no e quindi so che tutto quanto sta accadendo è strumentale a qualcosa, a un disegno più grande e articolato che si disvelerà a tempo debito e, temo per noi, a cose fatte.

D’altronde, siamo in un mondo di economie reali in recessione perenne che ieri ha visto l’indice S&P’s a quota record 1800, il Dow Jones a quota record 16mila, il nostro Ftse Mib di nuovo a 19mila e l’Ibex di Madrid a oltre 9800, pronto a sfondare la quota psicologica dei 10mila punti. In compenso, da oltre una settimana la capitale spagnola è invasa dai rifiuti come Napoli durante l’emergenza sotto il governo Berlusconi, gli spazzini sono in sciopero da nove giorni contro il governo e le sue misure economiche: leggete qualcosa al riguardo? Vedete qualcosa al riguardo? No, leggerete della fine della crisi quando l’Ibex avrà sfondato quota 10mila punti.

Vi stanno prendendo in giro, rendetevene conto una volta per tutte. È una recita a soggetto. Destinata a finire davvero male.

 

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
19/11/2013 - Commento (Diego Perna)

---Ci stanno prendendo in giro ---- Lei scherza! ... Ma non si é accorto dei cambiamenti epocali che stanno accadendo in politica! Ora é tutto sotto controllo, il governo non cadrà , nemmeno per la Cancellieri, sempre abbiamo mai corso questo rischio. E poi in Italia in carcere solo 110 stavano per morirci dentro. Comunque questa é un' altra storia. Tutti dicono c' é la ripresa, cioé non proprio tutti, solo quelli che sono al governo ovviamente, e si figuri che gli frega dei bonos, secondo me nemmeno sanno cosa siano, pensi che a chi sa spedire una mail o chattare su Facebook, hanno dato un premio di 30000 euro, un insegnante che si aggiorna continuamente, non li guadagna in un anno. Ma anche questa é un altra storia, che capisco avere poca attinenza, diretta, con i suoi articoli che parlano sopratutto di borse titoli e finanza, peró spesso anzi oramai sempre, se piove nella finanza , nell' economia reale cade grandine grossa come i cocchi. E cosí noi mortali, che non siamo né casta né startup né esportatori, né delocalizzati, c'è la prendiamo, in quel.....diciamo cosí, un poco male. Ma prima o poi, dopo il sempre allegri bisogna stare di Jannacci, verrá qualcuno, cioé la realtá, che dirá che il re é nudo, e allora saranno amari per tutti, ed io spero veramente per tutti nessuno escluso.; anzi no, escluso donne vecchi e bambini poveri, ma anche disoccupati e uomini di buona volontá. Buona giornata