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Economia e Finanza

BANKITALIA/ Mazzotta: Letta farà tirar fuori alle banche 1,5 miliardi in più di tasse

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Parliamo, verosimilmente, di 1-1,5 miliardi di euro. Se, nell’ambito dell’esame della legge di Stabilità, consideriamo i problemi di reperimento delle risorse, credo che possano essere allocati pressoché ovunque.

 

Anche nel resto d’Europa le banche centrali sono di proprietà degli azionisti privati?

Assolutamente no. Si tratta di una peculiarità italiana. Dipende dalla legge di riforma bancaria del ’36 che, attribuendo particolari funzioni alla Banca d’Italia, ne stabilì anche i meccanismi regolativi dell’azionariato. Allora Mussolini non, non gradendo che tutto il potere fosse concentrato nella mani del Tesoro, ne trasferì parte alle Casse di risparmio, controllate da amministratori nominati dal regime.

 

Questa circostanza, in Italia, ha mai determinato dei problemi?

Mai. Perché gli istituti non si sono mai sognati di essere realmente gli azionisti di controllo. Le spiego, concretamente, come ha sempre funzionato: durante l’assemblea della Banca d’Italia, che da almeno 40 anni rappresentata una grande passerella dell’establishment nazionale, il governatore legge la sua relazione. Dopo di lui, interviene il rappresentante dei partecipanti che, in genere, è il capo della Banca più grande (negli anni passati la Cariplo, oggi Banca Intesa). Tale rappresentante, nel suo intervento, si limita a dichiarare che l’assemblea approva i conti presentati. Conti che nessuno dei presenti ha mai visto. Insomma, si è sempre trattato di un semplice prassi rituale e irrilevante.

 

Con l’avvento dell’euro, probabilmente, ancora di più

Indubbiamente. La funzione di emissione è stata trasferita a Francoforte e, a breve, lo sarà anche la vigilanza. La ritualità e l’irrilevanza vengono sancite in maniera definitiva.  

 

(Paolo Nessi)

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