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FINANZA/ La "balla" sull’austerità di cui nessuno parla

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Tagliando la spesa pubblica si riducono le uscite ma diminuiscono anche i redditi privati. Si comprimono così l’imponibile fiscale e le entrate pubbliche, e di conseguenza il saldo pubblico non migliora particolarmente e non si risolve il problema del debito. Si risolve però quello del debito estero: nel caso di un Paese che si indebita per importare, nel momento in cui si deprime la domanda e dunque le importazioni, la bilancia commerciale ritorna in equilibrio.

 

Ritiene che il caso Jan In’t Veld segnali anche un braccio di ferro sull’austerity all’interno della Commissione Ue?

Agli economisti che lavorano negli uffici della Commissione Ue è abbastanza chiaro che ci si incomincia a interrogare seriamente sulla sostenibilità dell’euro. Fino a prima dell’estate la soluzione prospettata era quella di incrementare la mobilità del fattore lavoro. Si volevano spingere cioè italiani, spagnoli e greci a cercare lavoro in Germania. Nel frattempo il blocco del Nord ha tentato di aggirare l’accordo di Schengen facendo passare delle proposte che limitino la mobilità interna all’Ue. La Germania vuole cioè prendere i migliori lavoratori italiani, come gli ingegneri. Il passaggio successivo ha spinto gli economisti della Commissione Ue a pensare a come segmentare l’euro.

 

Davvero persino nei palazzi della Commissione Ue si fa strada questa ipotesi?

Sono ormai sempre più numerosi gli economisti della Commissione che condividono le critiche e che pensano che non si possa più andare avanti così. Anche se la critica radicale ma costruttiva verrà fuori in modo organizzato dopo le elezioni europee. In Commissione però sanno che rischiano grosso a tirare troppo la corda. Il problema è sempre politico e di comunicazione. Non sanno come venirne fuori.

 

Insomma, l’unione monetaria è stata un fallimento?

Il professor Giacomo Vaciago sostiene che tutte le unioni monetarie nella storia sono fallite. In realtà ci sono state due eccezioni: quella tra il Belgio e il Lussemburgo e quella tra la Russia e l’Abkhazia.

 

(Pietro Vernizzi)

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