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PRIVATIZZAZIONI/ Perché non "svendiamo" l'euro?

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Cos’ha fatto di straordinario il governo Letta? Ha spostato di qualche mese l’aumento dell’Iva dal 21% al 22%, coprendo questa modestissima iniziativa con l’aumento dell’anticipo di altre tasse. Anzi, ormai siamo al delirio per cui il governo chiede un anticipo pari al 101% della tassa prevista. Nel suo disperato bisogno di liquidità, il governo tenta di fare cassa con i contribuenti. Quanto potrà durare? Fino a quando i cittadini non si stufano: e si stanno stufando.

A questo punto, l’uscita di Letta fa pensare male (e ogni tanto a pensare male ci si azzecca...). Fa pensare che lui stesso non ritiene di durare tanto a lungo da dover rispondere di queste sue ardite affermazioni. Che abbia già previsto la fine del suo governo e il ritorno alle elezioni entro l’estate 2014?

In verità c’è una situazione nella quale, solo temporaneamente, qualche indicatore economico potrebbe migliorare. Questo potrebbe accadere per la massiccia svendita di beni dello Stato. In tal caso, anche realizzando una cifra straordinaria pari a circa 200 miliardi, sarebbe solo il 10% del debito attuale (a tal proposito, ha raggiunto il nuovo record di 2068 miliardi di euro, come volevasi dimostrare circa gli effetti del governo Monti). Ma un temporaneo abbattimento del debito (non si può fare mica tutti gli anni, si tratta di una misura una tantum) non produce certo un aumento della occupazione, né crescita duratura. E alla lunga, soprattutto nel caso di aziende produttive che vengono privatizzate, migliori risultati finanziari possono essere conseguiti con efficienze tecnologiche che possono portare a una diminuzione della forza lavoro, cioè nuova disoccupazione.

Insomma, la vendita di beni dello Stato possiede tutta una serie di controindicazioni che sono state già evidenziate da un articolo ben documentato di Paolo Annoni su queste pagine. Come giustamente osservato, cedere asset che producono dividendi non sposta di molto gli indicatori economici (il risparmio sugli interessi per minore debito viene sostanzialmente diminuito dai mancati introiti dei dividendi), ma rischia di essere catastrofico sul lungo periodo, soprattutto quando vi sarà una ripresa.

Solo una politica miope può prevedere la dismissione di asset di Stato, poiché questi rischiano di dare un contributo al debito inferiore al reale valore (soprattutto in tempi di recessione, quando viene valutato di meno), mentre rischia di essere totalmente controproducente sulla sostenibilità del debito nel lungo periodo. Ma quello che rende catastrofica tale soluzione è il fatto di non avere la proprietà della moneta, poiché questa condizione non farà che far crescere il debito. E a questo punto la crescita del debito dello Stato diventa insostenibile per la mancanza di crescita dell’economia reale, che rischia di essere sempre insufficiente (sempre inferiore) al tasso con cui si paga la moneta.

Come già osservato in altri articoli, lo Stato non ha il potere di decidere la crescita del Pil per il futuro (al massimo può influenzarlo), mentre la Bce ha il potere di decidere in modo totalmente autonomo il tasso di interesse della moneta. E come mostrano i dati storici, la Bce finora ha operato per mantenere un tasso sempre superiore (magari di poco, ma superiore) al tasso di crescita del Pil dei paesi europei, con una politica monetaria che non esito a definire “criminale”. In tal modo si è proceduto, silenziosamente ma decisamente, alla distruzione dell’economia reale, favorendo e sostenendo invece il sistema bancario e finanziario.


COMMENTI
25/11/2013 - Il popolo (Diego Perna)

Il popolo che si muove é quello di chi non ce la fa piú, piccoli imprenditori, artigiani ecc. ma sono ancora un numero esiguo se guardiamo anche a dipendenti statali, classe dirigente, e altri che da questa crisi ne hanno tratto vantaggi, diversi da stipendiati a 1500 euro. Quindi, come spesso anche l' Europa sottolinea, noi italiani abbiamo ancora proprietá immobiliari e non ,che possono finanziare, come Lei ben dice, banche e mercati. In mezzo a questi, benestanti, sono peró considerati anche i proprietari della casa in cui vivono o anche lavorano, pensi a un artigiano o commerciante che in tanti anni di sacrifici ha costruito un capannone, laboratorio, negozio e giá adesso non puó piú far fronte a Imu tare tarsu irap ecc. ecc. Siamo tutti nello stesso calderone, ricchi e poveri, ma ai ricchi, si sa mille euro sono come un attimo, invece per un povero sono un mese di lavoro. Chiusa parentesi. Per quanto riguarda ai cambiamenti che Lei auspica, euro e altro, basta guardare alla Grecia, li va sempre peggio, il popolo, almeno nei media é come non esistesse, tranne a sentirne e parlare quando l' Europa ha interesse a farlo. La mia speranza é invece che non sia solo il ns popolo a svegliarsi, ma anche Francia Portogallo, Spagna, cosí da essere un fronte ampio nei confronti di Germania e Bce, che é quasi lo stesso, ma ci vuole un altro poco, perché come dicevo ancora molti vivono discretamente bene, e interesse di tutti i governi é tutelare queste classi, non chi fallisce.