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SPY FINANZA/ La "vendetta" della Germania contro l'Europa

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Ciò sarebbe stato possibile se fossero ancora in vigore gli accordi europei sui cambi (giornalisticamente chiamati Sistema monetario europeo, Sme), ma non lo è nell’ambito di un’unione monetaria. Gli attivi e i passivi all’interno dell’unione rappresentano quelle che gli economisti chiamano fiscal devaluation e fiscal appreciation - mutamenti al ribasso o all’insù dei tenori di vita che rispecchiano, principalmente, differenziali di produttività e competitività. L’Italia, secondo stime dell’Istituto Affari Internazionali, ha subito una fiscal devaluation del 30% (in termini di perdita di potere d’acquisto e di quote di mercato). Ne può uscire soltanto con maggiore produttività e competitività

Cosa possono chiedere alla Germania la Commissione europea e gli altri Stati dell’area dell’euro? Non certo di ridurre produttività e competitività, poiché ne soffrirebbe il resto dell’eurozona più della Repubblica Federal, come ha eloquentemente documentato Clemens Wergin, capo della redazione esteri di Die Welt. Ancora meno il pagamento di una multa (ossia di un deposito infruttifero presso la Commissione europea) in quanto potrebbe rendere più dura la strategia della Bundesbank proprio al fine di non “monetizzare”, e non creare inflazione, il pagamento dell’ammenda. Maggiori investimenti pubblici (e spesa per il sociale)? Sono elementi già inclusi nel programma in discussione tra i partner della “Grande Coalizione” in formazione.

Per il momento, l’indagine ha reso più distante la possibile nascita di eurobond e altri interventi a favore dei paesi più deboli. «Perché vi fate del male con le vostre stesse mani?», è la domanda fattami da un collega tedesco che potrebbe contare nel prossimo esecutivo.

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