BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ La Grecia brinda, ma la Cina si "mangia" Atene

InfophotoInfophoto

Dichiarava il ministro alla Cnbc ieri: «Per la prima volta stiamo usando la nostra posizione geografica per attrarre investimenti nei nostri porti, nel sistema ferroviario e in quello infrastrutturale dei trasporti in genere». Balle, l’unico asset che ha interessato investitori esteri sono i porti, guarda caso un nodo strategico nelle rotte commerciali con l’Asia. E guarda caso sono stati proprio i cinesi a buttarsi a pesce: per il resto, l’azienda nazionale della gestione gas ha visto l’asta andare deserta o con un’unica offerta al di sotto del minimo accettabile e le due fabbriche ancora statali - automobili e armamenti - chiuse di imperio dalla troika perché improduttive e generatrici di perdite per le casse statali. Per il resto, zero interesse, eccezion fatta per le banche nazionalizzate che come vi ho già raccontato sono diventate prede degli appetiti degli hedge funds statunitensi, tanto che ora il governo per l’acquisto di quote di Eurobank sta pensando di porre dei vincoli temporali per chi compra azioni, avendo fiutato l’aria da classico “pump&dump” speculativo (a occhio, l’hanno fiutata tardi, tra poco ve ne accorgerete).

L’attività correlata alla marina mercantile e commerciale pesava per il 7% del Pil greco e garantiva un buon bacino occupazionale, quindi una manna per un Paese con il tasso di senza lavoro al 27,3%: peccato che generasse quei numeri e quei flussi, prima di finire in recessione secca da oltre quattro anni. Certo, grazie alla posizione strategica del Paese, rimane un punto di forza, qualcosa su cui fare leva per cercare di ripartire: ma siamo sicuri che sia questa la strada per privatizzare? Mi pare infatti molto strano che questo accordo ellenico-cinese, a cui si lavorava da tempo, sia stato chiuso a tempo di record proprio mentre la troika era tornata in Grecia e il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, annunciava che era quasi stata trovata una soluzione per il gap di finanziamento del budget 2014, scritto da lui ma sotto dettatura della troika: senza quei conti che quadrano, niente nuova tranche. Oplà, quei 240 milioni di euro potrebbero proprio fare al caso greco, ovvero garantirsi la paghetta per campare ancora qualche mese e pagare il servizio del debito, stante le sofferenze bancarie a quota 65 miliardi - dati di PWC - e il fondo di ricapitalizzazione con accantonati solo 50 miliardi.

Ma il mondo è festante: Stephane Deo, capo dell’asset allocation di Ubs, ha dichiarato che «i progressi della Grecia recentemente sono stati impressionanti, cominciamo a vedere i risultati di tanti sforzi passati e questo tipo di investimento dimostra che siano vicini alla fine del tunnel e molto probabilmente vedremo una ripresa economica». E già, dopo che tutto il mondo ha detto chiaro e tondo che la ricetta della troika in Grecia è stata un fallimento, ecco che invece cambia tutto: sta funzionando perché i cinesi vengono a prendersi letteralmente per una ciotola di riso un’infrastruttura strategica. Insomma, in un mondo dove certamente non c’è attività commerciale così fiorente, basti guardare indici come il Baltic Dry, sarà lo shipping a guidare la rinascita globale?