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MANOVRA/ Arrigo: reddito minimo e Iuc, meglio l’Iva per aiutare i poveri

Fabrizio Saccomanni e Enrico Letta (Infophoto) Fabrizio Saccomanni e Enrico Letta (Infophoto)

Una rivalutazione delle rendite catastali di 10 punti equivale a parità di imponibili a una maggiorazione del 10% dell’aliquota, anche se ovviamente l’imposta non si applica alla prima casa che è totalmente esente. Se devo scegliere tra tassare totalmente la prima casa e non tassarla del tutto, preferisco la seconda opzione. La mia opinione è che l’imposta sulla prima casa andrebbe esentata in una misura proporzionale alla numerosità della famiglia che la abita.

 

Per quali motivi è contrario a un’esenzione di tutte le prime case?

Non intendo dire che sia giusto tassare tutte le prime case, ma allo stesso tempo non ritengo equo non tassarne nessuna. Un contribuente potrebbe, per esempio, avere una prima casa da 100 metri quadri e una seconda casa al mare delle stesse dimensioni, e quindi si troverebbe a pagare la Iuc sulla seconda casa. Un altro contribuente potrebbe avere soltanto una casa da 200 metri quadri e non pagare nulla seppur a parità di imponibile.

 

Alla fine con la Iuc si pagherà di più o di meno?

Alcuni servizi comunali ritengo che vadano comunque pagati, ma non è detto che il meccanismo migliore sia quello di farli pagare in funzione della grandezza della casa. Non mi trovo del resto d’accordo con questo balletto di sigle, che ha visto l’imposta comunale trasformarsi in Ici, Imu, Tuc, Trise, Tari e Tasi. Questo balletto di sigle e di aliquote, tale per cui ogni volta cambiano le regole, porta a fare sì che il cittadino non sappia bene a quali nuove imposte sarà assoggettato. L’effetto psicologico non è certo quello di una riduzione percepita della pressione fiscale, a prescindere dal fatto che i carichi complessivi aumentino o si riducano.

 

(Pietro Vernizzi)

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