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GEOFINANZA/ Dagli Usa un "salvagente" per l’Italia che punisce la Merkel

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Christine Lagarde (Infophoto)  Christine Lagarde (Infophoto)

Francoforte, intanto, dopo il taglio dei tassi fa trapelare proposte allo studio espansive, più nella tradizione anglosassone che germanica: Mario Draghi potrebbe imporre tassi negativi sui depositi presso la Bce piuttosto che avviare una nuova Ltro a vantaggio del sistema bancario subordinato, questa volta, a un impegno esplicito delle banche a supporto delle Pmi.

Ma forse il manifesto più rivoluzionario, sotto l’egida del Fondo monetario internazionale, ha preso corpo nei giorni scorsi a Sunnylands, nel sud della California. Un posto fuori dal mondo, frequentato solo dai coyote e dai Vip ospitati dalla Fondazione Annenberg, miliardario ed ex ambasciatore in Gran Bretagna. Così riservato che, l’8 giugno scorso, è stato scelto per ospitare l’incontro “informale”, lontano da microfoni e taccuini, tra Barack Obama e il presidente cinese Xi Jingping.

Qui, nel cuore del deserto, si sono riuniti a inizio novembre il ministro degli Esteri olandese, Nicole Bollen, il vice russo delle Finanze, Sergej Solchak, assieme a un’illustre schiera di giuristi ed economisti. Che hanno prodotto uno studio dal titolo “Il ruolo del Fondo Monetario nelle crisi future del debito sovrano”. Non più di una ventina di pagine, ma che potrebbe avere un peso enorme nella vita di noi italiani.

Già, perché il libricino è una sorta di manifesto delle idee che il Fondo Monetario intende opporre alla terapia dell’austerità applicata a Grecia e Portogallo e che è stata alla base delle terapie imposte a Italia e Spagna. Una strategia nuova che il New York Times descrive così: a pagare il peso del risanamento delle finanze, d’ora in poi, non dovranno essere solo i contribuenti e i cittadini dei paesi in crisi, ma anche i creditori bancari. Anche loro, banche tedesche in testa, devono accollarsi parte dei costi della crisi dopo aver lucrato per anni interessi record. Anche loro, al pari dei paesi più ricchi, devono concordare piani realistici per favorire una ripresa vera delle economie in crisi.

Una visione da piano Marshall da opporre ai piani “finti”, sulla Grecia ad esempio, in cui si fissano obiettivi impossibili che andranno rinegoziati nel giro di mesi. Austerità sì, insomma, ma solo se al Paese debitore verrà offerto il tempo necessario per porre rimedio alla crisi e affrontare un percorso credibile di ripresa. Quello che non è avvenuto in Grecia. O in Italia, dove il costo della frenata imposto dalla stretta del governo Monti ha fatto precipitare il Bel Paese in una recessione da cui non se ne esce ancora.



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