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Economia e Finanza

FINANZA/ Così le banche sono diventate “sanguisughe” per gli italiani

LUCIANO GARIBALDI ci parla di un libro di Nicola Walter Palmieri e di come le banche non siano più amiche del popolo, grazie anche alle leggi approvate dai vari governi

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Ricordate il film Le vite degli altri, recentemente ritrasmesso in tv, dedicato alla spaventosa intrusione della Stasi (Staats Sicherheit, polizia segreta di Stato) nella vita privata dei cittadini nella Germania comunista prima della caduta del muro di Berlino? Ebbene, ci stiamo arrivando. Si è infatti parlato, anche se poi il ministro Saccomanni ha smentito, di un’ulteriore riduzione dell’uso delle banconote. Già oggi è proibito pagare in contanti un oggetto che costi più di mille euro (che so, un divano letto, un termostato, una bicicletta). Domani forse dovremo pagare con la carta di credito, o con un assegno bancario, anche la spesa al mercato. Nel frattempo però è certo l’avvio dell’anagrafe tributaria che permetterà al fisco di passare ai raggi X i nostri conti correnti. In parole semplici: decine di migliaia di computer, smanettati da “finanzieri” in borghese o in divisa, incamereranno, controlleranno e giudicheranno ogni nostro incasso e ogni nostro pagamento. Il che potrebbe anche essere tollerato, da chi ha la coscienza a posto, a condizione però che il tutto venisse confrontato con le tasse pagate dal cittadino spiato. Il che è impossibile, per il semplice fatto che i conti correnti sono solitamente intestati a più persone, per esempio al papà, che ha uno stipendio, alla mamma che non ne ha, e al figlio che ogni tanto incassa qualche centinaia di euro come lavoratore precario. Così, come faranno i computer della Stasi dell’Agenzia delle Entrate (il nostro KGB) a sapere chi e quanto ha evaso? Non c’è ormai più dubbio. Siamo alla follia.

Ho appena terminato di sfogliare un libro segnalatomi da un amico: «Guerre della Finanza» (editore CEDAM), scritto dal professor Nicola Walter Palmieri, avvocato e docente. La sua competenza, oltre alla sua esperienza di legale in varie nazioni, gli ha consentito di realizzare un atto d’accusa senza precedenti - ma soprattutto senza eguali per la sua vasta e inoppugnabile documentazione - nei confronti dei responsabili delle gravissima crisi economica che sta travolgendo il mondo intero.

Sul banco degli imputati sono: i vertici delle multinazionali; i vertici delle grandi banche. Ossia, due élites che hanno conseguito il potere di condizionare non soltanto il benessere, ma addirittura la sopravvivenza di intere nazioni, senza aver avuto alcun mandato popolare. E che ci hanno condotto - e qui uso le parole di Palmieri - «come mai prima nella storia dell’umanità, al centro di un grande e all’apparenza inarrestabile sconvolgimento economico, con enormi sprechi di ricchezze, accumuli di denaro non guadagnato con onesta operosità nelle mani di pochi, perdita e danno di molti che vengono depredati, espropriati e ridotti in povertà».

Prima, però, è giocoforza chiamare in causa, accanto ai falchi dell’alta finanza, quel potere politico che ha consentito, specialmente in questi ultimi anni, alle banche di depredare i nostri risparmi. L’obbligo dei bancari di chiedere i motivi dei prelievi superiori ai mille euro risale a un anno e mezzo fa, ossia all’inizio del cosiddetto “governo tecnico”, ed è soltanto l’ultima, incredibile iniziativa del ministero delle Finanze. Essa richiama prepotentemente alla ribalta quello che può considerarsi uno dei markers più significativi della perdita della libertà inflitta al nostro Paese da un sistema che non ha nulla da invidiare a quello sovietico d’antan.