BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

LETTA-BIS/ L'agenda del Governo è "in pugno" a Renzi e Berlusconi

Enrico Letta e Angelino Alfano (Infophoto)Enrico Letta e Angelino Alfano (Infophoto)

Il ministro del Welfare Giovannini ha ottenuto il finanziamento della Carta per l’inclusione sociale. Esistono alcune differenze rispetto al reddito di cittadinanza, ma ci si avvicina sia dal punto di vista della strumentazione tecnica, sia dell’obiettivo di combattere la povertà. Per ora è però solo un esperimento cui sono stati destinati 120 milioni di euro per tre anni, e che rappresenta quindi una goccia nel mare.

 

È possibile una riforma del mercato del lavoro?

Su questo abbiamo le proposte di Pd e Scelta Civica. Il senatore Pietro Ichino ha cercato di introdurre degli elementi di novità nei contratti, ma la sua iniziativa non si è fatta largo più di tanto in Parlamento. Non c’è stato spazio per interventi in questo senso nella legge di stabilità e non li vedo nemmeno per il futuro. È interessante capire quale partita giocherà Renzi, che sembra intenzionato a scombinare le carte sul terreno del lavoro fino a un’eventuale abolizione dello Statuto dei lavoratori.

 

La Merkel ha annunciato che non rinuncerà al rigore europeo. In che modo il governo italiano può rispondere a questa presa di posizione?

Dobbiamo prendere atto del fatto che per l’Europa l’alleanza tra Cdu e Spd non cambierà assolutamente nulla. I margini a disposizione del governo italiano sono abbastanza ristretti in quanto non ci sarà nessun allentamento della posizione tedesca. La Merkel ha rifiutato categoricamente di aprire un confronto sul richiamo dell’Ue relativo alle partite correnti del modello tedesco. Quest’ultimo si avvantaggia dell’esistenza dell’euro svantaggiando parallelamente l’area del sud.

 

Nello stesso tempo la Commissione Ue ha richiamato l’Italia all’ordine sulla questione del debito…

Avremmo potuto fare come Spagna e Francia, che pur avendo un deficti di gran lunga superiore al nostro hanno deciso di trattare con la Commissione Ue per ottenere di rientrare al di sotto del 3% in un arco di tempo maggiore. L’Italia ha scelto di percorrere la direzione opposta, rientrando anzitempo al di sotto del limite del 3%, e ora diventa impossibile ritrattare gli accordi già sottoscritti.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.