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SPY FINANZA/ Il cambio che dal 1989 "frega" l'Italia

Pubblicazione:lunedì 4 novembre 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 4 novembre 2013, 11.01

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Le trattative per la “grande coalizione” sono lunghe perché se ne vuole uscire non con “intese” di principio (con contenuti poco o mal definiti), ma con schemi puntuali di articolati dei principali provvedimenti. Al tavolo della trattativa i socialdemocratici non solo hanno posto una ridefinizione degli impegni per l’eurozona (i contractual arrangements di cui si è cominciato a discutere al Consiglio europeo di fine ottobre), ma anche tre misure che farebbero aumentare notevolmente la spesa (pubblica e privata): a) un salario minimo “all’americana” o “alla francese”; b) un incremento della spesa per pensioni e per assistenza all’infanzia; c) un vasto programma per migliorare infrastrutture, istruzione e approvvigionamento energetico. Ciò vuol dire una virata di bordo verso l’interno dopo lustri di attenzione alla competitività internazionale.

Il punto centrale del negoziato sta nel come conciliare queste richieste con gli equilibri di finanza pubblica di cui Berlino vuole continuare a essere l’esempio per il resto d’Europa. I contractual arrangements hanno, in gran misura, questo scopo: i partner deboli (principalmente l’Europa del Sud) devono impegnarsi con scadenze precise a migliorare la propria competitività tenendo ben dritta la barra dei conti. Senza aspettarsi aiuti dalla Germania. Lo analizzano con grande rigore Luigi Bonatti dell’Università di Bergamo e Andrea Fracasso dell’Università di Trento nel saggio The German Model and the European Crisis uscito nell’ultimo numero del Journal of Common Market Studies, diverse settimane prima del rapporto del Tesoro americano.

Jürgen Falter dell’Università di Mainz, molto ascoltato dalla Spd, dice con grande franchezza: “Ci sono doveri di supporto differenti tra quelli nei confronti dei componenti della famiglia (la Germania) e quelli relativi ai parenti lontani (altri membri dell’Eurozona), specialmente di quelli scavezzacolli”. Difficile dargli torto, anche in quanto Guido Carli e Carlo Azeglio Ciampi, compiendo un errore tecnico molto grave, portarono, nel novembre 1989, a una sopravvalutazione della “parità centrale” della lira nei confronti del marco che ci trasciniamo ancora e peggiora di anno in anno.

In effetti - lo ha ribadito un’analisi recente del CESifo di Monaco - una Germania “espansionista” può contribuire a trainare quei paesi dell’Europa meridionale che riescano a effettuare riforme strutturali quali quelle analizzate da Bonatti e Fracasso, ma resta sempre, nel manico, il nodo dei tassi di cambio reali: sottoprezzato quello tedesco e sovraprezzati quelli di altri.



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