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TASSE & POLEMICHE/ Giannino: casa e accise, il governo rischia la "figuraccia"

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È evidente. Gli intermediari finanziari italiani fanno pagare un elevato differenziale sugli impieghi di capitale perché hanno pesanti sofferenze, problemi di founding, e devono accantonare risorse perché hanno 400 miliardi di euro di titoli di Stato in pancia. Tutto questo, si traduce in un maggior costo del capitale per famiglie e imprese. In ogni caso, come se non bastasse, ci sono dei fattori che non sono contenuti nella legge di stabilità (e che il governo si è ben guardato dal sottolineare) che, con ogni probabilità, comporteranno un ulteriore carico impositivo.

 

A cosa si riferisce?

Anzitutto, non sappiamo a quanto ammonterà l’aumento finale di varie accise (si intende, per esempio, aumentare quelle sulla birra per finanziarie il diritto allo studio); non sappiamo neppure come si regolerà la partita della riduzione della detrazione Irpef del 19% (una clausola di salvaguardia ipotizza un taglio da 3 miliardi nel 2015 e da 7 nel 2016). Insomma, il governo dà rassicurazioni che non esistono in norme scritte.   

 

Cosa accadrà quando sforeremo il tetto del 3%? Il governo giura che non ci sarà bisogno di aumentare le tasse.

Anzitutto, considerando l’andamento della nostra economia, lo sforamento è molto probabile. Detto questo, il governo dirà che per evitare quel rischio scatteranno delle misure automatiche già previste in precedenza. Esattamente come la riduzione delle detrazioni Irpef. Il problema è che, ogni volta, ci si accorge della maturazione del rischio la sera prima che la clausola scatti. Sarebbe stato preferibile ipotizzare un quadro di legislazione contabile pluriennale che inglobasse tutti gli aumenti previsti, per poterli affrontare con tagli di spese o sostituzioni d’entrate. Questo è la ragione per cui c’è stato un secondo aumento automatico dell’Iva.

 

(Paolo Nessi)



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