BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Italia, rischio commissariamento

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

È giusto, quindi, chiedere che l’Ue tenga conto di tutto ciò. Ma per farlo bisogna presentare a Bruxelles non la lista della spesa, ma un programma credibile di riforme. E non risulta che il governo Letta lo abbia ancora fatto. Non solo. Ci sono cose possibili anche senza il permesso europeo e all’interno delle compatibilità esistenti. Nessuno può negare che sulla spesa corrente si può incidere di più e meglio. Vedremo se a Carlo Cottarelli verrà concessa quella licenza di tagliare che è stata negata a Sandro Bondi. Ma la dimensione sulla quale ci si vuol muovere, attorno ai 10 miliardi di euro, resta troppo modesta. Inoltre, bisogna agire su alcuni dei meccanismi che dilatano la spesa pubblica e la rendono ingestibile. Per esempio, la spesa decentrata che tende a rappresentare il 60% del totale, e in particolare la sanità.

Il governo continua a inseguire il fabbisogno di comuni e regioni, consentendo loro di aumentare le addizionali e mettendo in moto una corsa senza freni. È un federalismo perverso che cumula spese ed entrate anziché decentrarle e rendere più responsabili i soggetti locali. Lo si è visto con Roma. Ma è cronaca di tutti i giorni. Se non si mette fine a questa spirale perversa, non c’è bilancio pubblico credibile. Saremo condannati a eterne stangate, pesanti quanto inutili, che incidono sulla crescita e peggioriamo deficit e debito.

E poi c’è il mercato del lavoro. La disoccupazione continua a crescere in presenza di una ripresina. La competitività, recuperata anche con i tagli di personale, ha il suo lato oscuro. E la ristrutturazione dell’economia interna avrà anch’essa un impatto pesante sui posti di lavoro. Lo si vede già con le banche. O con gli stessi dipendenti pubblici. Non si può sempre congelare, bisogna cambiare. E non si può nemmeno continuare con il finanziamento anno dopo anno della cassa integrazione in deroga, dove la deroga è diventata la norma. È necessario mettere mano all’intero sistema, con una vera indennità di disoccupazione e un sistema di intervento attivo sul mercato del lavoro per il quale, questa volta sì, Berlino ha molto da insegnarci.

Ma come, proprio la Germania, messa sott’accusa in modo aperto dagli Stati Uniti per aver peggiorato la congiuntura europea con il suo rigore eccessivo? Ebbene sì. Gli americani hanno ragione per quel che riguarda la politica macroeconomia. L’ossessione antinflazionistica provoca deflazione. Il perseguimento di un attivo della bilancia estera a tutti i costi viene pagato dai paesi più deboli. Se tutti esportano e nessuno ha abbastanza mezzi per importare a chi si vendono le merci? Ai marziani? L’Asia è stato finora un grande sbocco, ma ha i suoi limiti. L’America Latina li ha già dimostrati. Dunque, il governo tedesco deve allentare le redini, aumentare i salari e la domanda interna per offrire spazio a Italia, Francia, Spagna.


COMMENTI
05/11/2013 - commento (francesco taddei)

quello che si rischia è un peggioramento, ma sul fronte economico sono tre anni che siamo commissariati.