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MANOVRA/ Pensioni, giovani, rendite: i grandi "assenti" secondo Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Si, da questo punto di vista va esplorato più in profondità l’aspetto relativo all’istituzione di fondi di garanzia, per cui con un effetto leva, disponendo anche di fondi ridotti come nel caso di questa finanziaria, si può indurre sul mercato un volano di 18-20 volte maggiore.

 

L’attuale legge di stabilità può essere resa più equa?

Certamente, in particolare per quanto riguarda le pensioni d’oro e il contributo di solidarietà. Quest’ultimo si presta a essere rimodulato in modo più incisivo, andando a penalizzare ulteriormente le situazioni in cui la pensione si accompagni a un altro reddito da lavoro.

 

Lei è un senatore di area renziana. La posizione di Renzi sulla legge di stabilità si differenzia da quella degli altri leader del Pd?

La proposta di Renzi si distingue su una visione del Paese, e non semplicemente sulla legge di stabilità. L’ipotesi di Matteo Renzi per essere sostenuta ha bisogno anche di condizioni politiche diverse da quelle attuali. L’obiettivo è quello di smontare determinate rendite di posizione, facendo partire con coraggio un altro tipo di Italia.

 

La legge di stabilità poteva essere un’occasione per iniziare a farlo?

In realtà, questa manovra è figlia dell’attuale equilibrio e di un compromesso politico. Dentro a questi enormi limiti, cioè dentro alla volontà di mettere in sicurezza i conti dello Stato e di non creare una forte difficoltà in quanto gli equilibri politici non lo consentono, si poteva fare poco altro. Se i saldi sono questi e finché persiste la volontà di non toccare delle partite del passato, dobbiamo prendere atto della realtà.

 

Se le condizioni politiche lo consentissero, lei quali interventi riterrebbe più importanti dal punto di vista economico?

Ci sono delle iniquità cui occorrerebbe mettere mano. La più importante di tutte riguarda le pensioni di chi con il metodo retributivo ha maturato un certo montante molto superiore rispetto ai contributi versati. A ciò si aggiunge il funzionamento della macchina pubblica nella sua interezza, le rendite finanziarie, i patrimoni immobiliari, la necessità di rivoluzionare il mercato del lavoro per favorire l’intrapresa, il lancio di nuovi settori anziché l’insistere su quelli tradizionali. È tutto un mix di politiche che ha dentro di sé una visione diversa del Paese. Quest’ultima può essere però portata avanti in modo credibile solo se ci sono le condizioni politiche per farlo.

 

(Pietro Vernizzi)



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