BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

J'ACCUSE/ Luttwak: l'Italia può crescere, alla faccia di Bce (e Germania)

Pubblicazione:

Enrico Letta (Infophoto)  Enrico Letta (Infophoto)

L’America ha scelto di non adottare una politica anticiclica, e tra gli economisti Usa è in atto un furioso dibattito. Secondo quanti si ispirano a Keynes, come l’editorialista del New York Times Paul Krugman, di fronte a un’economia che cresce poco o non abbastanza, bisogna spendere senza preoccuparsi se il deficit aumenta. Secondo un’altra scuola di pensiero, Keynes si sbagliava e quanto sta avvenendo a partire dal 2007 non è la Grande Depressione degli anni ’30.

 

Secondo lei, chi ha ragione?

I seguaci di Keynes hanno perso ovunque, sia in Europa che negli Stati Uniti. L’unico Paese che sembra rappresentare un’eccezione è il Giappone, dove il governo Abe ha deciso di stampare nuova moneta. Il vero scopo però è quello di svalutare lo Yen, e non di rilanciare un ciclo keynesiano. Al contrario dell’Europa, negli Stati Uniti l’economia sta crescendo anche se non in modo sufficiente per fare ripartire rapidamente l’occupazione. Ciò senza bisogno di stampare moneta e di incrementare il debito pubblico, e con i tassi d’interesse vicini allo zero.

 

Perché la Bce non percorre la stessa strada?

Perché la Bce non risponde a nessuna autorità, in quanto gli europei al centro del loro sistema sono riusciti a costruirsi uno strumento assolutamente non democratico. La Banca centrale europea continua imperterrita ad avere l’obiettivo di combattere l’inflazione. Per ora però è riuscita a tenere l’euro su livelli molto alti e a indebolire così gli esportatori europei. Se la banca centrale statunitense si azzardasse anche solo a pensare una cosa del genere, gli americani l’avrebbero già abolita.

 

Perché allora i newyorkesi hanno eletto De Blasio, che vuole fare pagare più tasse ai ricchi?

Ciò è in parte dovuto al fatto che il candidato repubblicano Lotha era una figura molto debole. Per anni nella Grande Mela le politiche di “destra” del sindaco Bloomberg hanno favorito la crescita e l’ordine pubblico, ma purtroppo allo scadere del suo mandato non ha trovato un degno successore. Gli elettori ne hanno inoltre voluto riequilibrare l’eredità attraverso un rafforzamento dei servizi sociali. Sta di fatto che Bloomberg ha reso New York enormemente competitiva, al punto che le imprese fanno a gara per trasferire le loro sedi nella Grande Mela. Ora i cittadini hanno optato per l’esperimento De Blasio, ma presto se ne potrebbero pentire.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.