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BANKITALIA/ Così lo Stato fa un "regalo" alle banche

Pubblicazione:domenica 1 dicembre 2013

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Ma nel 2006 arriva Mario Draghi, che, a pochi mesi dalla nomina a Governatore, indice un’assemblea straordinaria che modifica lo statuto all’articolo 3 e cancella la frase incriminata che assicura “la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici”. A dir la verità, a sanare la bizzarra situazione ci aveva provato anche il Ministro Tremonti, che alla fine del 2005 aveva fatto approvare una legge per far tornare la proprietà in mano allo Stato, previa l’approvazione entro tre anni di un regolamento per il passaggio delle quote. Ma nel 2006 il centrodestra perse le elezioni e i tre anni passarono senza che tale regolamento vedesse mai la luce.

Alla scadenza dei tre anni, tuttavia, un articolo dell’allora rettore della Bocconi Guido Tabellini riaprì la questione. L’articolo è ancora oggi di grande interesse, poiché l’autore non è certo imputabile di teorie eterodosse e gli argomenti affrontati, come vedremo, sono di straordinaria attualità.

Così scriveva Tabellini: “Cominciamo dalla Banca d’Italia. Com’è noto, oggi essa è posseduta dalle banche. La legge del 28 dicembre 2005 (entrata in vigore il 12 gennaio successivo) prevede che entro tre anni la proprietà debba essere trasferita allo Stato o ad altri enti pubblici secondo modalità da definire. Ma quanto vale la partecipazione al capitale della Banca centrale? Nessuno sa rispondere, tant`è vero che ogni banca dà una valutazione diversa delle quote che possiede. Se ci si basa sul patrimonio della Banca d’Italia, la valutazione complessiva è intorno ai 20 miliardi di euro. Ma il patrimonio della Banca centrale è frutto del signoraggio passato e appartiene a tutti i cittadini, non può certo essere riconosciuto alle banche azioniste”.

Qui ritorna la questione del signoraggio bancario, già affrontato da me in diversi articoli su queste pagine. Sono considerazioni ovvie, di buon senso e totalmente da condividere. E qual era la proposta di Tabellini per risolvere la questione? “Quanto all’assetto proprietario della Banca centrale, è possibile ridefinirlo senza trasferire alcuna quota... basta fare un aumento di capitale della Banca d’Italia interamente sottoscritto dallo Stato o da un ente pubblico. Le quote possedute dagli azionisti privati sarebbero diluite e la proprietà sarebbe di fatto trasferita allo Stato”. Anche questa proposta è da condividere totalmente. Con un capitale di soli 156 mila euro, allo Stato basterebbe impiegare la modesta somma di 10 milioni di euro (per esempio) per ridurre la partecipazione al capitale delle banche a una percentuale complessiva dell’1,56% .

Ora, questa è la cosa gravissima che sta accadendo, nel silenzio generale, con l’attuale finanziaria: il governo sta prendendo la strada esattamente opposta. La soluzione di far rivalutare il capitale di Bankitalia con lo scopo di adeguarlo al suo valore attuale rende le quote di tale capitale non solo rappresentative della partecipazione al capitale, ma rappresentative pure del valore reale di Bankitalia. In altre parole, con una mossa apparentemente innocente, questo diventa il primo passo per trasferire il valore di Bankitalia dallo Stato, cioè da tutti noi, alle banche in questione.

Si tratta di un’azione della massima gravità, che comporta pure delle conseguenze gravi. Una di queste è la redistribuzione degli utili del signoraggio a norma dello statuto. Secondo tale norma, la redistribuzione dei dividendi deve avvenire su decisione del Consiglio Superiore (eletto dai “partecipanti al capitale”, cioè dalle banche) “per un importo fino al 6% del capitale” e poi “può essere distribuito ai partecipanti, a integrazione del dividendo, un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale” (art. 39 dello statuto). Quindi un totale massimo del 10% del capitale. Finché il capitale è di 156 mila euro, tale 10% corrisponde ad appena 15.600 euro. Ma con una rivalutazione del capitale, se questo diventa di 20 miliardi, allora il 10% vale 2 miliardi.

Ora facciamo una possibile proiezione di quanto potrebbe accadere prendendo i risultati finanziari del 2012. Ecco la tabellina finale a pagina 300 del bilancio.

 

Utile netto dell’esercizio

2.501.125.966

Riserva ordinaria (20%)

500.225.193

Ai Partecipanti (6% del capitale)

9.360

Riserva straordinaria (20%)

500.225.193

Ai Partecipanti (4% del capitale)

6.240

Allo Stato il residuo

1.500.659.980

 

E ora facciamo una ipotesi con il nuovo regime (capitale a 20 miliardi):

 

Utile netto dell’esercizio

2.501.125.966

Riserva ordinaria (20%)

500.225.193

Ai Partecipanti (6% del capitale)

1.200.000.000

Riserva straordinaria (20%)

0

Ai Partecipanti (4% del capitale)

800.000.000

Allo Stato il residuo

900.773


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COMMENTI
01/12/2013 - C'è da stupirsi? (luciano dario lupano)

Prima di tutto sarebbe ora di finirla di definire le decisioni, soprattutto certe, dello Stato! Lo Stato, soprattutto in Italia, è un'entita' astratta che serve soltanto a fuorviare la Gente. Si sa o si intuisce benissimo chi decide e vale a dire gli Amici degli Amici, sono tutti Amici a 360 gradi, ed a questi si puo' attribuire di tutto ma assolutamente che abbiano giuridicamente ed eticamente una concezione onorevole dello Stato!