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BANKITALIA/ Così lo Stato fa un "regalo" alle banche

Pubblicazione:domenica 1 dicembre 2013

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In queste giornate tormentate da un punto di vista politico, una notizia della massima gravità è passata senza che alcuno l’abbia commentata a dovere. Si tratta di una norma contenuta all’interno della finanziaria, una norma che dà il via libera alla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia. Poiché attualmente il capitale sociale di Bankitalia è di appena 156 mila euro ed è detenuto al 95% dalle banche italiane (con la bizzarra eccezione della Banca di San Marino), l’intento nobile è quello di fornire un po’ di ossigeno ai disastrati bilanci delle banche a costo zero, con una semplice scrittura contabile. E già qui viene il primo sospetto: possibile che ci sia un modo praticamente gratis di migliorare i bilanci delle banche? Possibile che sia un’operazione dove non ci perde nessuno?

Prima di addentrarci in una qualche valutazione, occorre rispondere alla seguente domanda: come mai il capitale sociale della Banca d’Italia è appena di 156 mila euro, cioè un valore insignificante rispetto al reale valore dell’oro detenuto e dei vari beni immobili? La motivazione è semplice: tale capitale non ha il compito di rispecchiare il reale valore di Bankitalia e dei suoi asset, ma è meramente simbolico e ha avuto solo il compito di essere il punto di riferimento per la suddivisione delle quote dei “partecipanti al capitale” della Banca d’Italia, che, ripetiamo, sono in mano a tutte le maggiori banche italiane, come si vede dal documento che appare sul sito ufficiale.

Anche questo aspetto singolare va chiarito. Come mai le banche italiane sono in qualche modo azioniste dell’istituzione pubblica (per statuto e per diritto) che dovrebbe controllarle? Non abbiamo qui un clamoroso conflitto di interessi? La domanda è tanto più pressante poiché abbiamo già avuto alcuni casi clamorosi (e il pensiero corre a Mps) in cui una banca si è trovata al centro di grossi scandali e ci si è chiesto come mai l’istituto vigilante non si sia mai accorto di nulla. E la questione è davvero spinosa se si tiene a mente che, fino al 2006, lo statuto di Bankitalia prevedeva espressamente che le quote fossero in maggioranza in mano pubblica, e che i soggetti privati che detenevano qualche quota non potessero cederle ad altri soggetti privati.

Il misfatto è accaduto durante le privatizzazioni: diverse banche pubbliche, passate in mano ai privati, hanno portato con sé la dote della propria partecipazione al capitale di Bankitalia. E nessuno al governo allora (e in seguito) provvide a costringerli a cedere di tali quote. Così ebbe origine la cosiddetta “anomalia italiana”, per cui un istituto di vigilanza di diritto pubblico era partecipato nel capitale dai soggetti che dovevano essere controllati, in clamorosa violazione dello stesso statuto (art. 3 del vecchio statuto: “In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici”).


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COMMENTI
01/12/2013 - C'è da stupirsi? (luciano dario lupano)

Prima di tutto sarebbe ora di finirla di definire le decisioni, soprattutto certe, dello Stato! Lo Stato, soprattutto in Italia, è un'entita' astratta che serve soltanto a fuorviare la Gente. Si sa o si intuisce benissimo chi decide e vale a dire gli Amici degli Amici, sono tutti Amici a 360 gradi, ed a questi si puo' attribuire di tutto ma assolutamente che abbiano giuridicamente ed eticamente una concezione onorevole dello Stato!