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Economia e Finanza

SPENDING REVIEW/ I veri tagli di cui ha bisogno la Pa

Per NICOLO’ BOGGIAN, una vera spending review passa dalla sostituzione di molti quadri e dirigenti con personale più preparato. Chi ha titoli non meritati dovrebbe lasciare il posto

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Ripartire da una spending review seria è una delle priorità irrinunciabili per far crescere il Paese. Parlare di spending review però può essere fuorviante, perché spesso si utilizza questo termine come un sinonimo di taglio della spesa pubblica, mentre l'intervento di un commissario governativo è quanto mai necessario per migliorare la qualità della spesa e non solo per diminuirne la quantità. Tenere presente quest’argomento è fondamentale per orientare le scelte conseguenti. Se, infatti, la visione quantitativa ha condotto spesso a tagli orizzontali che deprimono il merito e i risultati di chi ha già percorso sentieri di efficienza, la visione qualitativa deve porsi l’obiettivo di risolvere le tante iniquità, inefficienze, clientelismi e opacità che popolano la Pa.

Non è quindi sufficiente imporre misure di austerity e cercare di “affamare la bestia”, ma è necessario entrare nel merito di ogni singola azienda o amministrazione per stabilire dove i diritti acquisiti sono delle rendite di posizione e dove si perpetrano situazioni di spreco e di uso clientelare del denaro pubblico. Giusto sarebbe quindi utilizzare i “costi standard” come criterio, in quanto misura realistica di efficienza della Pa, e di coinvolgere i responsabili dei ministeri per identificare i problemi dei vari dicasteri.

Ancora meglio sarebbe andare a rivedere radicalmente la struttura di produzione, erogazione e controllo dei servizi pubblici. Sarebbe anche necessario iniziare a costruire dei benchmarking delle piante organiche, delle performance dei costi di organico e fornitori e delle scelte di esternalizzazione tra realtà omogenee, sensibilizzando inoltre le amministrazioni a rendere visibili al cittadino le scelte finanziarie e di gestione utilizzate e non solo dati formali e normativi. Bene, per ultimo, le iniziative sul territorio della buona politica che razionalizza società, consigli di amministrazione e ambiti territoriali. Temo però che queste misure, sebbene garantiscano un miglior risultato economico, non siano sufficienti per garantire qualità dei servizi, equità generale, generazionale e meritocrazia.

La crisi più profonda nella Pa non sta, infatti, solo nei bilanci e nei costi, ma nella qualità con cui il personale è stato organizzato, selezionato e gestito. Non si tratta semplicemente di analizzare i costi e provare a ridurli, ma di capire come questi costi si sono prodotti e come modificare strutture che hanno grandi problemi di qualità, significato e organizzazione, ancora prima che di quantità. Anni di abbondanza hanno comportato enormi problemi “quantitativi”, ma nel prossimo futuro avremo bisogno innanzitutto di maggiore qualità per poter fare “di più con meno”.