BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

RENZI-PENSIERO/ Privatizzazioni e Cgil, il sindaco-segretario già da "rottamare"

InfophotoInfophoto

Finora Renzi non ha mai parlato di flessibilità sul lavoro, quantomeno non in modo sistematico. L’unica cosa che ha detto è stato che “non dobbiamo ascoltare i diktat dei sindacati”. Anche in questo caso la sua impostazione si rivela sbagliata, in quanto i diktat non sono arrivati da tutti i sindacati, bensì da una parte e in particolare dall’intesa nazionale Confindustria-sindacati. Per attuare una vera riforma del lavoro occorre scavalcare gli organismi nazionali e attuare una politica ispirata al criterio di sussidiarietà e decentramento.

 

Attraverso quali modalità concrete?

Ciascuna impresa deve avere il diritto di attuare le sue scelte per quanto riguarda i contratti di lavoro. I sindacati non devono essere un organo burocratico nazionale che agisce come una cinghia di trasmissione. Negli Stati Uniti, per esempio, non esiste un sindacato nazionale come in Italia, ma le principali città hanno il loro sindacato autonomo. Il fatto che non si sia ancora reso conto del fatto che è questa la direzione verso cui occorre andare, fa di Renzi un giovane con teorie vecchie, anzi un “giovane-vecchio”.

 

Renzi riuscirà a spezzare l’asse che tradizionalmente lega sinistra e Cgil?

No, almeno a giudicare da quanto ha dichiarato finora. Anche perché per rendersi realmente autonomo rispetto alla Cgil, Renzi dovrebbe sapere che cosa fare in concreto e non pretendere che i sindacati rinuncino a una legittima manifestazione di volontà. Le tre questioni fondamentali sono i contratti aziendali, la flessibilità e il ritorno alla legge Biagi. Renzi finora non ha minimamente affrontato nessuno di questi temi, e ciò è preoccupante.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.