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SPY FINANZA/ Irlanda, la grande balla sulla fine della crisi

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Può spiegarci più nel dettaglio? «Nel complesso ci sono due categorie, PDH (prima casa) e BTL (abitazioni comprate per investimento e affitto). I morosi sulla prima categoria stanno scendendo leggermente ma solo per la categoria dei prestiti più giovani come ritardo - questo però riflette le politiche molto severe degli ultimi anni di erogazione del credito che hanno reso le banche ultra-selettive. I prestiti con ritardo lungo invece continuano a salire (oltre 90 giorni). Sulla categoria BTL invece i ritardi continuano a salire su tutte le aree. Il numero di repossession è estremamente ridotto rispetto al numero di mutui in arretrato e anche la ristrutturazione non è particolarmente efficace, solo poco più della metà non è in ritardo nella categoria PDH anche dopo la ristrutturazione. Il problema dei ritardi nei pagamenti dei mutui caratterizza anche tante medie e piccole imprese. Questo sembra essere dovuto, oltre ovviamente alla crisi economica, anche al fatto che spesso quando una piccola impresa chiedeva negli anni scorsi un mutuo per ampliare la propria attività incontrava resistenza dalla banca, che suggeriva invece all’impresa di acquistare un immobile sovra-finanziando l’acquisto dell’immobile stesso. L’impresa si trovava con questo stratagemma, quindi con il denaro desiderato e in più un immobile su cui speculare in un mercato di prezzi al rialzo. Il crollo dei prezzi degli immobili, ovviamente, ha esposto i rischi di questo approccio».

Mi pare di capire che, alla fine, il grosso dei problemi vada comunque a ricadere ancora sul sistema bancario, quello che è dovuto essere salvato e che ci spacciano ora come sanissimo? «Tutti i problemi sopracitati sono direttamente legati al destino delle banche. Le banche maggiori sopravvissute sono Bank of Ireland e Allied Irish Bank, entrambe salvate con denaro pubblico. La terza banca, Anglo Irish Bank, è stata pure salvata ed è in via di smantellamento, anche se onorerà tutti i suoi debiti. Le prime due banche risultano al momento molto ben capitalizzate in termini di Core Tier 1 ratio, il problema è che una parte importante di questo capitale è dato da “deferred tax asset” (DTA), ovvero crediti di imposta che diverranno utilizzabili solo se la banca farà profitti. Entrambe le banche non hanno più fatto profitti dal 2009 compreso, dichiarano che il 2014 sarà un anno di profitti, ma su questo è lecito avere dubbi. In pochi anni questi DTA di fatto scadranno e stando ai miei calcoli rappresentano il 20% del capitale per BI e il 35% per AIB. Il mercato sembra al momento piuttosto tranquillo. AIB ha appena collocato un’emissione senior a tre anni sul mercato».

Ora però arrivano la supervisione della Bce e gli stress test... «Senza dubbio l’incombente Asset Quality Review sta determinando nel panorama bancario locale diversi scossoni. Rabobank ha deciso di chiudere le operations locali; la stessa cosa ha fatto Danske Bank che ha chiuso ormai l’ultima branch e RBS sta cercando di uscire dal mercato con Ulster Bank. La belga KBC, dopo avere fatto un strategia di crescita recente, ha proprio pochi giorni fa deciso di prendere un charge di un miliardo di euro e mettere alla porta il CEO della branch irlandese. Segnali tutti che non depongono bene sull’appetibilità del mercato locale. Ovviamente il canale del credito anche qui come in Italia è sostanzialmente chiuso, i prestiti alle imprese e alle famiglie hanno crescita negativa, un minimo di vitalità si vede solo nei mutui con collaterale».