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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Irlanda, la grande balla sulla fine della crisi

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Veniamo ora al nodo cruciale, ovvero il debito, il comun denominatore della crisi che ha riguardato i cosiddetti “Piigs”. Come stanno davvero le cose? «Le dinamiche di debito in Irlanda sono piuttosto preoccupanti. Non si tratta solo del debito pubblico, comunque già di per sé molto elevato, ma anche del debito privato, sia delle famiglie che delle imprese. Partiamo dal debito pubblico. Questo sta salendo e ha raggiunto livelli allarmanti. Sul 2012 siamo al 118% del Pil e senza dubbio salirà anche nel 2013. Morgan Stanley si attende un picco nel 2013 e poi una discesa. Sempre secondo MS, il 2014 dovrebbe essere il primo anno di avanzo primario. Le altre case di investimento hanno tendenzialmente previsioni simili. Il problema è che, purtroppo, abbiamo visto che spesso circostanze straordinarie possono turbare la traiettoria attesa di queste variabili e nulla ci assicura che il debito pubblico si stabilizzerà o scenderà nel futuro. Questo infatti dipende molto dalla capacità del Paese di crescere, qualsiasi rallentamento nella ripresa si traduce in problemi sul fronte fiscale e del debito. Non di meno la definizione di debito pubblico che l’Irlanda utilizza, coerentemente con l’Eurostat, esclude sia le contingent liabilities legate ai titoli che lo Stato ha garantito e che le banche hanno emesso (assume quindi che le banche ripaghino tutto da sole, senza aiuto statale) ed esclude anche i titoli garantiti dallo Stato che NAMA (l’istituto pubblico che ha rilevato dalle banche circa 74 miliardi di euro di valore facciale di asset, scontati al 57% rispetto al valore di libro - una bolletta, per quanto virtuale di 42 miliardi di euro, ovvero il 27% del Pil attuale) ha emesso e utilizzato per “pagare” le banche quando ne ha rilevato una parte degli attivi in sofferenza. Uno stock di debito pubblico simile vuol dire che il Paese sacrificherà negli anni futuri almeno tra il 4 e il 5% del Pil per onorarlo».

Mentre il debito privato? «A differenza di Italia, e persino di Spagna e Grecia, il debito in Irlanda è molto elevato, sia sul fronte pubblico che su quello privato. Sulla parte privata questo è il risultato ovviamente dell’accumulazione di debito fatto a partire dagli anni ‘90 e che ha permesso una crescita molto forte proprio in quel periodo attraverso la leva finanziaria. Cumulando il debito della parte pubblica e privata l’Irlanda risulta tra le nazioni più esposte in assoluto». Con buona pace di chi guarda il dato del Pil di un solo trimestre e mette in ghiaccio lo champagne. 

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