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Economia e Finanza

TAGLIO ALLE PROVINCE/ La beffa delle Città metropolitane

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Quante sono le Città metropolitane? Il Parlamento ne ha individuate dieci: oltre a Reggio Calabria, vi sono Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Roma e Venezia. Vi sono poi quelle individuate dalle Regioni a Statuto Speciale: Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Trieste. Ancora una volta, anche per la scelta delle regioni a Statuto speciale, si evidenzia come la Sicilia abbia scelto di avere il 20% della totalità delle città metropolitane. Catania e Palermo sono effettivamente due grandi città, anche se vi è il dubbio che vi ci possa essere più di una città metropolitana per Regione. Infatti, la Lombardia avrebbe tutto il diritto di fare diventare Città metropolitana Brescia, che come provincia conta più abitanti di Palermo o Catania. Ma il caso più eclatante è la Provincia di Messina, che è diventata Città metropolitana, nonostante abbia meno abitanti e un’estensione territoriale inferiore alla Provincia di Perugia.

Ancora una volta, “fatto il Decreto” si trova il modo di aggirarlo. Il problema irrisolto è quello che non esiste una visione complessiva e si agisce troppo spesso per singolo livello di Governo, senza riuscire mai a intaccare una struttura consolidata nel tempo e dagli interessi. Le Città metropolitane in sé potrebbero essere utili, ma non ai fini politici, ma per una responsabilizzazione della classe politica su un territorio più ampio rispetto al Comune.

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COMMENTI
11/12/2013 - Tutto da ripensare (Lorenzo Fabbiano)

Posto che tutti gli enti locali devono in primo luogo essere utili ad una buona (e quindi efficiente) gestione della cosa pubblica e non sono "incubatori di tradizioni" (che peraltro rimangono o decadono in base a come il popolo le vive, indipendentemente dalla dimensione o dal nome degli enti locali nel tempo)... Premesso tutto ciò, all'Italia basterebbe avere una dozzina di enti substatuali superiori ai comuni. In particolare basterebbero 9 regioni + 3 città metropolitane (Milano, Roma e Napoli), con una popolazione media di 5 milioni ciascuna (esclusa la Sardegna) e parificate tra loro in tutto, con vera autonomia e quindi senza più bisogno di "statuti speciali" di rilievo costituzionale. La sola differenza tra le città metropolitane e le altre regioni sarebbe che queste ultime avrebbero "al loro interno" un altro livello di rilievo costituzionale, ovvero i comuni - da ridurre e accorpare avendo come orizzonte un realistico numero di circa 5000. Le città più importanti a livello di tessuto urbano (come quasi tutti gli attuali capoluoghi di regione ma anche diversi attuali capoluoghi di provincia come come Brescia o Catania) potrebbero essere sostenute con vari strumenti e incentivi a "concepirsi" e strutturarsi come città metropolitane in termini di servizi (in particolare penso ai trasporti e alla gestione dei rifiuti), in associazione ai comuni circostanti. Certo, tutto ciò significherebbe adottare modifiche costituzionali che richiedono volontà e coraggio...

 
10/12/2013 - cosa c'entra l'estensione della provincia (illuminati bruno)

Se ad esempio la provincia di Reggio Calabria ha gli stessi abitanti della provincia di Cuneo ma su un territorio più stretto, al contrario vuol dire che si tratta di una zona più urbanizzata e quindi addirittura una Città Metropolitana è più sensata a Reggio Calabria che non nei paesini di montagna delle valli cuneesi. Qui si fa l'errore di considerare le Città Metropolitane come coincidenti con le province, quando dovrebbero riguardare solo l'area più urbanizzata, che nel caso ad esempio di Milano travalica i confini della provincia omonima, e in tanti altri casi invece è molto più ridotta.

 
10/12/2013 - aboliamo le regioni non le province (paolo gobbini)

Se modifica costituzionale s'ha da fare per abolire uno dei livelli in cui si articolano le istituzioni repubblicane, aboliamo le regioni non le province, ma solo le province pre-esistenti la nascita delle regioni. Quattro motivi: 1. le province hanno una storia ed una tradizione molto più antica delle regioni. 2. veicolano qundi un legame molto più radicato di quello regionale: io mi sento italiano, bresciano e paitonese, non mi sento lombardo, seppure lo sia. 3. le province hanno costi fissi inferiori alle regioni. 4. le province sono più vicine ai cittadini.