BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Da Grecia e Spagna un allarme (anche) per l'Italia

InfophotoInfophoto

La Lagarde ha detto chiaro e tondo che la Bce deve «prendere misure preventive per alleviare il credit crunch verso le piccole e medie aziende e scongiurare il rischio di deflazione». Per l’ex ministro francese, «è prematuro cantare vittoria, visto che i governi dell’Ue potrebbero dover passare da misure di austerity a politiche di stimolo fiscale per far ripartire la crescita ed evitare danni permanenti all’economie sottostanti». Vi rendete conto, la Lagarde! Il capo dell’Fmi, parte di quella troika che fino a ieri imponeva unicamente austerità, ora lancia l’allarme crescita e deflazione! E ancora: «C’è il rischio di un circolo vizioso in cui domanda depressa e investimenti stagnanti si alimentino tra di loro». Non vi basta? Voilà: «Può una crisi essere finita quando il 12% della forza lavoro è senza occupazione? Quando la disoccupazione giovanile è a doppia cifra e sta superando il 50% in Spagna e Grecia?». Sembra quasi che quelle ricette suicide che finora ci hanno portato a questo le abbia imposte io...

Ma a far capire l’imminenza di una nuova crisi, questa volta letale per l’eurozona, se non si interviene e subito, sono le altre dichiarazioni della Lagarde: «La crescita non è stata bilanciata all’interno dell’eurozona e potrebbe non essere sostenibile. Ci sono sacche di forte crescita e alta occupazione, come in Germania, ma la crescita sta declinando altrove. Molta della domanda per beni e servizi europei arriva dall’estero e non dall’interno, lasciando l’economia in balia dei su e giù del commercio globale. L’unica soluzione durevole è una crescita che non si basi solo sull’export forte ma su una robusta ripresa della domanda interna». E qui l’appello alla Bce ad agire preventivamente, «trovando un modo per aiutare le piccole e medie imprese, magari seguendo la ricetta della Bank of England del “Funding for Lending”, trovandone un aggiustamento funzionale». Quanti mesi fa avevo scritto che quella ricetta era l’unica che potesse garantire al meccanismo di trasmissione del credito di ripartire? E guardate che anche le isole felici rimandano sinistri segnali, visto che la produzione industriale in ottobre è calata sia in Germania che in Francia.

Ma prendiamo la Spagna, la quale gli scorsi 22 novembre e 5 dicembre ha visto l’outlook del proprio rating di credito sovrano innalzato da negativo a stabile sia da Standard&Poor’s che da Moody’s. Insomma, altra certificazione di uscita dalla crisi. Ma siamo proprio sicuri? La Spagna ha il secondo tasso di disoccupazione dell’Ue, prima di lei solo la Grecia e Il Fondo monetario internazionale prevede che la percentuale dei senza lavoro non scenderà sotto il 25% fino al 2018, ma, anzi, potrebbe salire ancora. Il reddito medio è crollato a 23.123 euro nel 2012, contro i 25.556 del 2008, dato dell’Istituto di statistica, con il 22,2% degli spagnoli a rischio povertà, come confermato da Eurostat.

E le banche? Le sofferenze bancarie a settembre sono salite al 12,68% del totale dei prestiti, il peggior dato dal 1962, ovvero da quando la Banca di Spagna lo monitora. I default come proporzione dei mutui totali erogati sono saliti al 5,2% nel secondo trimestre di quest’anno, contro il 3,2% dell’anno prima. E il mercato immobiliare, così strettamente legato al settore bancario? I prezzi delle case sono crollati del 28,2% dai massimi, nel mese di settembre sono stati concessi solo 15mila mutui contro i 129mila del settembre 2005, il picco della bolla zapateriana. Stando a Standard&Poor’s, da qui alle fine del 2014 i prezzi delle case potrebbero scendere di un altro 13%: forse è a fronte di questa brillante prospettiva che hanno innalzato il rating di credito...

E la società spagnola? La cosiddetta “economia sommersa” pesa per il 18,6% del Pil stando all’analisi dell’Institute of Economic Affairs, pari a circa 183 miliardi di euro e nella classifica della corruzione percepita di Transparency International la Spagna ha perso 6 punti scendendo a quota 59: solo la Siria ha subito un calo maggiore. Insomma, a parte queste inezie, la Spagna sta benone ed è fuori dalla recessione.

E la Grecia? Guardate questo grafico: la deflazione nel Paese non è mai stata peggio di oggi. E nonostante i giornali abbiano strepitato rispetto l’uscita dalla recessione nel terzo trimestre, l’export è sceso del 12,2% in ottobre, con un calo del 20% delle spedizioni marittime fuori dall’Ue, chiaro segnale che la forza dell’euro sta bloccando qualsiasi tipo di ripresa. Gli investimenti sono scesi del 12,6% e sono al -68% dal picco del 2007, mentre sempre in ottobre la produzione industriale è scesa del 5,2%, un deterioramento netto dal -1,35% di settembre.