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SPY FINANZA/ Da Grecia e Spagna un allarme (anche) per l'Italia

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Per Dmitris Drakopoulos di Nomura, «è naturale aspettarsi che la Grecia ritorni in recessione nel quarto trimestre di quest’anno e nel primo del prossimo». E nonostante si brindi da più parti all’avanzo primario che si starebbe generando, in maggio la Grecia dovrà ripagare 10 miliardi di euro ai propri creditori: quindi, o si genera da qui a sei mesi un surplus mostruoso o facilmente i creditori europei del Paese dovranno immettere nuovo capitale fresco per evitare un’altra crisi. Ma c’è qualcos’altro che dovrebbe farci riflettere, a tale riguardo. Mentre il mondo saluta come una vittoria l’annuncio da parte di Stournaras dell’avanzo primario nel bilancio che continua a crescere, un recente studio ci dimostra proprio come le nazioni in condizioni simili alla Grecia siano più a rischio di fare default proprio nell’anno in cui raggiungono un surplus primario di budget, ovvero quando sono meno dipendenti dai creditori. Detta molto alla buona, il governo greco ha molta meno incentivazione a pagare e rinegoziare con i suoi creditori, quando non ha più bisogno di prendere a prestito da loro per mantenere in piedi il Paese.

Come saprete, l’avanzo primario del bilancio statale altro non è che la differenza fra la spesa pubblica e le entrate tributarie ed extra-tributarie, esclusi gli interessi da pagare sul debito. In altre parole l’avanzo primario è la somma disponibile per pagare gli interessi sul debito pubblico (Bot, Cct, ecc.) ed eventualmente per ridurre questo debito. Il problema è che una volta arrivato all’avanzo primario, il governo greco potrebbe essere meno incentivato a pagare i creditori, visto che formalmente non necessita di prendere di nuovo a prestito da loro per far funzionare lo Stato.

Guardate questo grafico: con esso, Geo-Graphics dimostra come tutte le nazioni terminate in condizioni simili alla Grecia in passato abbiano fatto default non appena l’avanzo primario fosse diventato positivo. Per la Grecia, la data potrebbe essere il 2014, ovvero l’anno prossimo. Se così sarà, cosa succederà ai rendimenti delle obbligazioni sovrane degli altri paesi periferici, Italia e Spagna comprese? Ecco spiegato, forse, l’irrituale e allarmato intervento di Christine Lagarde. Qui si sta scherzando col fuoco.

 

 



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