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FINANZA/ 2. Giannino: così Letta può evitare la doppia "mazzata" dell'Ue

Pubblicazione:venerdì 13 dicembre 2013

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

La regola tedesca secondo cui tutto ciò che riguarda i rapporti finanziari con l’Europa deve passare dal Bundestag è una clausola di garanzia che dovremmo imitare. In queste ore ci si è messi d’accordo sul salvataggio di un certo numero di banche europee, e nessuno ne ha saputo nulla se non ad accordo preso. Il risultato è stato quello di scegliere il modello cipriota e di darla vinta alla Germania: non ci sarà un fondo centralizzato comune, bensì dei fondi nazionali, e la Commissione non giocherà nessun ruolo. Di fatto, però, in Italia il dibattito su queste scelte europee non entra mai nell’agenda politica nazionale.

 

A quali condizioni concrete gli accordi contrattuali sarebbero vantaggiosi per l’Italia?

Ciò che non sarebbe realmente vantaggioso è negoziare uno 0,5% di deficit in più per l’anno prossimo. Al contrario, ritengo che si debba stabilire che in cambio di ciascuno specifico intervento di riforma, l’Italia ottenga dall’Ue un beneficio altrettanto determinato. Le riforme vanno concentrate su lavoro e fisco. Da questo punto di vista il governo Letta se ne avvantaggerebbe molto, perché ciò dovrebbe valerci un po’ di accelerazione in più, cioè uno 0,2%-0,4% di Pil in più nel 2014 rispetto alla stagnazione in cui ci troviamo. Mentre al contrario la legge di stabilità, venduta inizialmente come una svolta su lavoro e imposte, non lo è affatto.

 

Renzi darà il suo placet a questa procedura?

Ritengo che anche Renzi abbia in mente questo. Quando il neo segretario del Pd parla del “job act” è perfettamente consapevole del fatto che quest’ultimo può essere uno dei capitoli fondamentali degli accordi contrattuali con l’Europa. Ma c’è una cosa che vorrei aggiungere…

 

Prego.

Un altro esempio per me incomprensibile, e lo dico con rispetto assoluto verso un’istituzione come la Banca d’Italia, è la modalità con cui stiamo procedendo alla rivalutazione del capitale e a quello che a me sembra un maxi-dono alle banche private azioniste. Di fronte al silenzio in cui avvengono queste procedure concordate in Europa, non capisco come la Banca d’Italia possa avere convocato l’assemblea straordinaria per rivalutare le quote al 23 dicembre, mettendo tutti di fronte al fatto compiuto, prima che il Parlamento esamini e decida se modificare, approvare o respingere il decreto legge varato dal governo, e quando ancora non c’è l’ok della Bce. Mi stupisce il fatto che l’accordo tra Banca d’Italia, Abi e governo metta tutti improvvisamente di fronte al fatto compiuto, con l’assemblea per modificare lo statuto della banca prima che il decreto legge sia esaminato dal Parlamento.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
13/12/2013 - Quando il coraggio non c'è (Carlo Cerofolini)

Ovvio – per dirla con il Manzoni – il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare e l’Italia, disgraziatamente, con la classe politica e dirigente che si ritrova, il coraggio non ce l’ha proprio da far valere in sede Ue. Anzi sembra che si sia governati da chi lavora, guarda caso, proprio per il Re di Prussia. Ma si può?