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FINANZA/ 2. Giannino: così Letta può evitare la doppia "mazzata" dell'Ue

Pubblicazione:venerdì 13 dicembre 2013

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

«Letta porti la questione degli accordi contrattuali in Parlamento per approvarli in modo trasparente come fa la Germania nei confronti di tutte le scelte che riguardano la finanza europea». Ad affermarlo è Oscar Giannino, giornalista economico, di fronte alla possibilità che l’Italia negozi riforme in cambio di aiuti economici con l’Unione europea. In occasione del voto di fiducia alla Camera dei Deputati il presidente del Consiglio, Enrico Letta, si era limitato a dire: “Dobbiamo lottare per dare alla zona euro una capacità finanziaria che incentivi gli Stati membri a compiere l’ultimo miglio delle riforme e li renda più resistenti agli shock economici”.

 

Giannino, che atteggiamento dovrebbe avere Letta nei confronti dell’Europa?

Dopo il rientro sotto il tetto del rapporto deficit/Pil del 3% il premier Letta si aspettava di ottenere dall’Europa il dividendo legato al fatto di scorporare gli investimenti dal debito. Nella realtà non è avvenuto nessun particolare riconoscimento all’Italia. Non sto giudicando se fosse o meno facile ottenerlo, ma mi limito a una considerazione fattuale.

 

Qual è stato il risultato?

I paesi che hanno ottenuto uno slittamento di due o tre anni per il rientro al di sotto del 3%, cioè Spagna, Francia e Paesi Bassi, hanno avuto condizioni più favorevoli rispetto all’Italia che è uscita dalla procedura d’infrazione. Sulla questione degli accordi contrattuali mi sarei aspettato che l’Italia assumesse pubblicamente in Europa una posizione molto ferma, prendendo atto di non avere ottenuto finora quello che chiedeva. Nell’ultimo mese abbiamo appreso dai giornali specialistici di questo strumento che si aggiunge agli altri acronimi collegati alla fiscalità, quali il Fiscal Compact, il Six Pack e il Two Pack.

 

Letta però ne ha parlato martedì alla Camera in occasione del voto di fiducia…

Il premier si è limitato a una formula generale, ma di fatto tutti i contenuti preparatori relativi agli accordi contrattuali sono sottratti al dibattito pubblico e non si entra nel merito dei particolari. Spiace dirlo, ma l’unico Parlamento nazionale a discutere diffusamente gli affari europei è quello tedesco. Diversi osservatori criticano questo fatto mentre io la ritengo una procedura di trasparenza democratica.

 

Il governo dovrebbe portare gli accordi contrattuali in Parlamento?


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COMMENTI
13/12/2013 - Quando il coraggio non c'è (Carlo Cerofolini)

Ovvio – per dirla con il Manzoni – il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare e l’Italia, disgraziatamente, con la classe politica e dirigente che si ritrova, il coraggio non ce l’ha proprio da far valere in sede Ue. Anzi sembra che si sia governati da chi lavora, guarda caso, proprio per il Re di Prussia. Ma si può?