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DEBITO RECORD/ Arrigo: ringraziamo le "stangate" dell'Ue...

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Fabrizio Saccomanni (Infophoto)  Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Poi c’è stata la maxi-manovra della seconda metà del 2011, una manovra mai vista prima e che ha addirittura superato quella di Giuliano Amato del 1992 da oltre 90 mila miliardi di lire. Quella di due anni fa è stata infatti di 80 miliardi di euro in tre anni, pari a cinque punti di Prodotto interno lordo. Partendo da un disavanzo che era sotto il 4% avremmo dovuto raggiungere come minimo il pareggio di bilancio, invece dal 3,8% siamo scesi solamente al 3%. Insomma, i cinque punti di partenza si sono tradotti in meno di un punto.

 

Tutto il resto dov’è finito?

Si è perso nella recessione, che però ha anche fatto cadere il Pil nominale. Il risultato è che, quando il disavanzo era al 4,5%, quindi nel 2010, il debito cresceva di due punti all’anno, mentre adesso, con tre punti di disavanzo e una crescita economica negativa, quei due punti diventano quattro. Francamente, il debito pubblico italiano mi sembra molto più insicuro adesso di quanto non fosse tre anni fa, prima di fare tutte queste manovre.

 

Qual è stata la maggiore miopia italiana ed europea sotto questo punto di vista?

Senza dubbio quella di guardare al problema della finanza pubblica come disavanzo, attraverso quindi una logica puramente di breve periodo che vale solamente quando non c'è recessione. Nell'attuale situazione, invece, è assolutamente necessario guardare sì al disavanzo, ma in congiunzione con la recessione. L'Italia ha di fatto deciso di sostituire un disavanzo leggermente alto con una recessione i cui effetti sono stati dirompenti sulle abitudini degli italiani, sui consumi e sui redditi, per cui sarebbe stato molto meglio tenersi quel piccolo deficit. Sarebbe stato meno pericoloso e avrebbe portato ad almeno mezzo punto all'anno di miglioramento.

 

Come giudica invece la conferma del rating italiano da parte di  Standard & Poor's?

Non ci sono ragioni per un peggioramento del rating italiano, ma purtroppo l'agenzia ha ragione quando decide di mantenere l’outlook negativo. Al momento non vedo infatti alcun segnale di un'uscita dalla recessione.

 

Eppure il Tesoro sembra quasi festeggiare…

In effetti questo non me lo spiego. Da un lato c'è un doveroso ottimismo che deve sempre prevalere per non rischiare di peggiorare la situazione, però è ovvio che la via d'uscita dal tunnel non è stata ancora presa, a differenza di quanto ci viene detto in questo periodo. D'altra parte, come si può pensare che gli italiani tornino a consumare con un'aliquota Iva aumentata dal 21% al 22%, che comunque non produce gettito aggiuntivo?

 

Quale può essere allora la soluzione? 


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COMMENTI
16/12/2013 - il semestre europeo (antonio petrina)

Speriamo almeno che il semestre europeo italiano serva a ristabilire e promuovere seri obiettivi di crescita previsti nel trattato di Maastricht per la riduzione del debito, applicando criteri dinamici di Maaatricht ,come scritti all'art 104 c del trattato dalla perizia dell'ex governatore Guido Carli( cfr Carli,Cinquant'anni di vita italiana,La Terza,1996,p.406) , dopo l'austerità e le regole ferree imposte dalla burocrazia europea con la gestione dei regolamenti preventivi dei deficit eccessivi ( che il prof Sapelli ed il prof Guarino hanno ampiamente dimostrato su queste colonne de il Sussidiario ),altrimenti il condominio UE rischia l'aggravamento dei debiti sovrani dei singoli paesi (ad es. Grecia,Irlanda) e degli sforzi anche dell'Italia per aiutarli , anche con la crescita del ns debito !

 
16/12/2013 - Chiamale stangate (Diego Perna)

Io non credo che sia tutta colpa della Ue e comunque anche i' articolo sottolinea gli errori dei Governi Monti e ora Letta- Alfano che comunque il Governo non riconosce, anzi son convinti di averci tirato fuori dal baratro , non facendo altro che ripeterlo a noi e a loro stessi. Credo sia non solo un errore ma sia stato voluto almeno da Monti che in un intervista giustifica la distruzione del marcato interno a forza di imposizioni fiscali e tributarie, per migliorare la bilancia dei pagamenti con l' estero, cioé qualcuno va sacrificato, Le PMI sopratutto. C' é peró anche l' aspetto dell' ignoranza, non credo alla capacitá di visione economica complessiva, né a breve, figuriamoci a lungo termine, di politici che per l' 80 % non rispondono alla domanda di cosa sia il MES, che tra laltro nemmeno la maggior parte dei cittadini conosce, 50 MLd lanno x 20 anni al fine di ridurre il deficit, e ció é effettivamente qualcosa che non sta né in cilelo né in terra , per questo forse nessuno ne parla. Ma é chiaro che non applicare il mes o ridurlo ci comporterá nei confronti della UE un' a tra buona perdita di sovranitá con grande gioia di chi crede in questa Europa e non in una, direi io, piú a misura di uomo comune, cioé di chi vive o dovrebbe farlo con il proprio lavoro. Evviva allora banche e finanza Euro e Bruxelles con tutte le normative che l' uomo lo fanno fuori. Evviva la grande pacificazione nella politica italiana. Buona Giornata e grazie comunque a giornalisti come Arrigo