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DEBITO RECORD/ Arrigo: ringraziamo le "stangate" dell'Ue...

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Fabrizio Saccomanni (Infophoto)  Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Con un debito pubblico sempre più da record, arrivato a ottobre a quota 2.085,321 miliardi di euro, ben più alto del massimo storico di 2.076 miliardi già raggiunto nel giugno scorso, la ripresa di cui parla il ministro Saccomanni continua ad allontanarsi, fino a scomparire. In tanti ci sperano, in pochi la vedono e ne percepiscono gli effetti. A tutto ciò che è emerso dal supplemento Finanza Pubblica al bollettino statistico della Banca d'Italia si è poi aggiunto lo zampino di Standard & Poor's che ha confermato il rating sovrano dell'Italia di lungo e breve termine a BBB/A-2, ma mantenendo l'outlook negativo. Questa conferma, ha spiegato S&P's, "riflette la nostra valutazione di un'economia ricca e diversificata tra i rischi di una ripresa fragile nell'ambito di un contesto di alto debito pubblico". L'ottimismo fa bene, protegge in situazioni di stress e in certe occasioni è assolutamente necessario, ma difficilmente questa può essere considerata una buona notizia. Secondo il Tesoro, invece, la conferma del rating smentisce i rumours di un downgrade circolati nelle ultime settimane: "Certo, la loro stima della crescita è inferiore alla nostra", ha fatto sapere il ministero, ma si prende comunque atto che "viene apprezzata la direzione in cui vanno le misure prese dal governo, a partire dalla riduzione delle imposte su lavoro e imprese, e che l'attuazione delle politiche già intraprese dal governo escluderebbe ipotesi di downgrade". Abbiamo fatto il punto della situazione con Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università di Milano Bicocca.

 

Iniziamo dal supplemento al Bollettino statistico di finanza pubblica appena diffuso dalla Banca d'Italia, da cui emerge un debito pubblico alle stelle. Cosa ne pensa?

Possiamo osservare innanzitutto che negli ultimi due anni il rapporto rispetto al Pil è cresciuto praticamente a velocità doppia rispetto agli anni precedenti. Guardando al debito pubblico netto, infatti, notiamo che nel 2012 e nel 2013 è aumentato di quattro punti, anche se per quanto riguarda l'anno in corso sarà necessario attendere i dati definitivi che usciranno solamente verso la fine di febbraio e l’inizio di marzo.

 

Come mai il rapporto debito/Pil cresce così velocemente, nonostante il deficit pubblico sia attualmente entro i limiti di Maastricht?

È semplicemente l’effetto della recessione. Abbiamo migliorato i disavanzi di bilancio del settore pubblico, passando dal 4,5% del 2010 al 3,8% del 2011, fino al 3% del 2012 e contando di rimanere sul 3% nel 2013, ma è anche vero che nei primi due anni di questi quattro abbiamo fatto registrare quel poco di crescita economica che ha permesso al Prodotto interno lordo, in termini nominali, di crescere.

 

Poi cosa è successo? 



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COMMENTI
16/12/2013 - il semestre europeo (antonio petrina)

Speriamo almeno che il semestre europeo italiano serva a ristabilire e promuovere seri obiettivi di crescita previsti nel trattato di Maastricht per la riduzione del debito, applicando criteri dinamici di Maaatricht ,come scritti all'art 104 c del trattato dalla perizia dell'ex governatore Guido Carli( cfr Carli,Cinquant'anni di vita italiana,La Terza,1996,p.406) , dopo l'austerità e le regole ferree imposte dalla burocrazia europea con la gestione dei regolamenti preventivi dei deficit eccessivi ( che il prof Sapelli ed il prof Guarino hanno ampiamente dimostrato su queste colonne de il Sussidiario ),altrimenti il condominio UE rischia l'aggravamento dei debiti sovrani dei singoli paesi (ad es. Grecia,Irlanda) e degli sforzi anche dell'Italia per aiutarli , anche con la crescita del ns debito !

 
16/12/2013 - Chiamale stangate (Diego Perna)

Io non credo che sia tutta colpa della Ue e comunque anche i' articolo sottolinea gli errori dei Governi Monti e ora Letta- Alfano che comunque il Governo non riconosce, anzi son convinti di averci tirato fuori dal baratro , non facendo altro che ripeterlo a noi e a loro stessi. Credo sia non solo un errore ma sia stato voluto almeno da Monti che in un intervista giustifica la distruzione del marcato interno a forza di imposizioni fiscali e tributarie, per migliorare la bilancia dei pagamenti con l' estero, cioé qualcuno va sacrificato, Le PMI sopratutto. C' é peró anche l' aspetto dell' ignoranza, non credo alla capacitá di visione economica complessiva, né a breve, figuriamoci a lungo termine, di politici che per l' 80 % non rispondono alla domanda di cosa sia il MES, che tra laltro nemmeno la maggior parte dei cittadini conosce, 50 MLd lanno x 20 anni al fine di ridurre il deficit, e ció é effettivamente qualcosa che non sta né in cilelo né in terra , per questo forse nessuno ne parla. Ma é chiaro che non applicare il mes o ridurlo ci comporterá nei confronti della UE un' a tra buona perdita di sovranitá con grande gioia di chi crede in questa Europa e non in una, direi io, piú a misura di uomo comune, cioé di chi vive o dovrebbe farlo con il proprio lavoro. Evviva allora banche e finanza Euro e Bruxelles con tutte le normative che l' uomo lo fanno fuori. Evviva la grande pacificazione nella politica italiana. Buona Giornata e grazie comunque a giornalisti come Arrigo