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GEO-FINANZA/ L'Italia rischia un autogol in Europa

Pubblicazione:lunedì 16 dicembre 2013

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In effetti, al momento (la situazione però cambia di continuo), un compromesso pare possibile. La Germania rinuncerebbe all’opposizione netta alla creazione di un nuovo “fondo” europeo per ammorbidire l’urto dei fallimenti: ne verrebbe creato uno di 65 miliardi di euro, da finanziare progressivamente nell’arco di dieci anni. Non sarebbe, però, la Commissione a dire la parola finale su fallimenti e piani di ristrutturazione, ma un complesso sistema: un nuovo Consiglio espressione dei Governi e la Commissione (non è chiaro se la quest’ultima potrebbe agire unilateralmente o su mandato preventivo del nuovo Consiglio). Nell’arco dei dieci anni per il finanziamento e la creazione del nuovo fondo sarebbero le autorità nazionali di ciascun Stato membro a dover intervenire individualmente a carico dei rispettivi erari. In linea, poi, con il principio che il bail-in(pagamenti a carico degli amministratori e dei creditori) deve precedere il bail-out (intervento pubblico sia nazionale che europeo), l’uniformazione delle garanzie pubbliche sui depositi verrebbe accantonata per sempre.

Questo meccanismo potrebbe permettere di brindare all’unione bancaria prima della fine del 2013, ma è pieno di difetti. Il diavolo, come è noto, si nasconde nei dettagli, ma in questo caso ci ha proprio messo la coda. Sul primo punto, è difficile comprendere perché alcuni Stati (tra cui l’Italia) abbiano insistito tanto sul nuovo fondo (che secondo il diritto costituzionale tedesco avrebbe richiesto ratifica parlamentare a Berlino): si sarebbero semplicemente potuti ampliare i compiti del Meccanismo europeo di stabilità (il cosi detto “Fondo salva-Stati”) oppure utilizzare una rete di accordi tra le banche centrali simili agli accordi monetari europei del 1978-1999. Il marchingegno escogitato (sinora) è tanto macchinoso da diventare difficilmente operativo. E da fare avviluppare l’unione bancaria su stessa.

Grave poi la decisione di accantonare “sine die” l’uniformazione delle garanzie sui depositi: ciò pone il rischio dei bail-in su risparmiatori piccoli e medi e di causare fughe di risparmio verso gli Stati (e i sistemi bancari) più garantisti. Delle toppe che si stanno mettendo al Trattato di Maastricht questa sembra essere la peggiore. L’Italia presiederà il Consiglio Ue dal primo luglio 2014. Il Governo non faccia il Don Abbondio: prenda il coraggio a due mani perché l’eurozona venga rinegoziata da cima a fondo.



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