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GEO-FINANZA/ L'Italia rischia un autogol in Europa

Il 19 e il 20 dicembre, i Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea si riuniscono a Bruxelles per parlare, tra le altre cose, di Unione bancaria. Il commento di GIUSEPPE PENNISI

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Il 19 e il 20 dicembre, i Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea si riuniscono a Bruxelles per l’ultima sessione di un anno, il 2013, in cui (nonostante ogni due settimane si sia inneggiato ai segnali di ripresa) il Pil dell’eurozona, il cuore dell’Ue, ha segnato una contrazione (-0,5%), nell’ultimo trimestre ha fatto marcia indietro la produzione industriale, il tasso di disoccupazione è oltre il 12% delle forze di lavoro, ecc.

L’ordine del giorno prevede tre temi principali: a) politica di sicurezza e di difesa comune; b) allargamento, migrazione ed energia; c) unione economica e monetaria e politica economica e sociale. In effetti, sui primi due ci si aspettano monologhi alterni tali da consentire a ciascun leader di affermare, nelle conferenze stampa con i giornalisti dei propri Stati, di dire che “si stanno facendo progressi” nelle direzioni indicate dalle rispettive nazioni. Solo il terzo è argomento sostanziale di discussione e di negoziato.

In effetti, anche in questo campo, occorre essere più circospetti: l’Ue ha praticamente “abdicato in materia economica e sociale” (le resta solo l’ancora dei parametri di Maastricht) e sta puntando tutto sull’unione bancaria. L’Economist in edicola titola efficacemente un suo editoriale Banking on a New Union che può essere inteso sia “scommettere sulla riuscita della trattativa sull’unione bancaria”, sia “puntare su una nuova Ue”.

Per come si presenta la situazione, un eventuale successo in materia di negoziato di unione bancaria (quale si configura adesso) potrebbe innescare l’esigenza di rimettere mano al più presto ai principali trattati europei (Maastricht, Lisbona) e a non facili procedure di ratifica in una fase in cui, a ragione o a torto, i sentimenti dell’elettorato europeo (le elezioni del Parlamento europeo sono alle porte) non sono proprio favorevoli a un’integrazione in direzione federalista.

La settimana scorsa, all’ultima riunione del Consiglio dei Ministri Economici e Finanziari (Ecofin), la Commissione europea ha presentato una bozza di accordo sull’unione bancaria di ben 166 pagine. Le dimensioni bastano da sole a dimostrare quanto le posizioni siano distanti. È verosimile che ci sia una nuova sessione dell’Ecofin il 17 o il 18 proprio per presentare uno schema ai Capi di Stato e di Governo. La trattativa sta continuando grazie ai mezzi posti a disposizione dalla telematica (che spesso sostituisce i Rappresentanti Permanenti e gli Ambasciatori).

Nella concezione originale, l’unione bancaria dovrebbe avere ha tre pilastri: un sistema di vigilanza uniforme incentrato sulla Bce, un metodo “europeo” per i fallimenti di banche, una garanzia uniforme per i depositi in conto corrente. Sul primo pilastro si è giunti a un accordo: la Bce ha varato un programma straordinario di assunzioni e, a Francoforte, sta costruendo una nuova torre. Il terzo punto è stato accantonato in attesa di un’intesa sul secondo. Il tentativo è di giungere a un accordo sui fallimenti bancari prima di Natale.