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FINANZA/ Bankitalia ed euro, le “rivolte” che danno ragione ai Forconi

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Dicevo che non è il primo premio Nobel a fare simili affermazioni, è solo il sesto: gli altri cinque sono Krugman, Friedman, Stiglitz, Amartya Sen e Mirrless. Vengono alla mente le affermazioni di Sen, rilasciate in una intervista di maggio di quest’anno: “L’euro è stata un’idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l’Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. Hanno un effetto-rottura invece che di legame. Le tensioni che si sono create sono l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Europa”.

Ecco, uscire dall’euro per evitare la guerra tra le nazioni europee. Non si tratta della richiesta di un manipolo di esaltati, ma della pensosa riflessione di diversi premi Nobel e di tanti economisti di tutto il mondo, tranne quelli che sono finiti in qualche posto di potere alla Bce. E poi via questo governo di inetti. Non c’è bisogno di essere estremisti per arrivare a questa conclusione. Basta leggere un articolo sul quotidiano Il Sole 24 Ore per registrare il fatto che negli ultimi due anni la coppia Monti-Letta ha realizzato ben 725 riforme. Ma per la maggior parte sono aria fritta, poiché mancano i relativi decreti attuativi e quindi sono di fatto inapplicate e inapplicabili. Un governo che, parafrasando una famosa scena del film “Gli intoccabili”, potremmo definire “solo chiacchiere e distintivo”.

Non sanno governare (o sono complici? Monti non era quello che diceva che “le crisi sono passi in avanti?”), meglio tornare al voto prima che la situazione degeneri ancor di più. E la mia non è una preoccupazione relativa a possibili disordini di piazza. La mia è una preoccupazione relativa alla continua emorragia della disoccupazione sempre crescente, al numero di aziende fallite sempre crescente. E la chiamano crescita…

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