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FINANZA/ Sapelli: le manovre dei poteri forti fanno perdere l'Italia

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Quest’ultima è l’azionista principale con il 26,8% delle azioni suddivise originariamente in 360.000 quote di 0,52 euro ciascuna, ed è quindi protagonista essenziale del dramma o della farsa che stiamo vivendo. Se si moltiplicano i valori azionari scritti su valori di libro delle banche, giungiamo a una cifra nominale di circa un miliardo di euro. Si è scatenata una gara, visto gli incerti criteri che sottostanno a queste valutazioni, per rivalutare le quote attraverso collocamenti e ricollocamenti che potrebbero avvenire anche nel tempo e potrebbero investire oltre ai già esistenti possessori di quote (tra gli altri Generali e Mps), anche investitori stranieri, cosa ipotizzata dal ministro Saccomanni.

Ricordo che il ministro Saccomanni si era distinto mesi or sono per aver invocato la venuta in Italia delle shadow banks che dovevano così farla finita con il credit crunch che le banche esercitavano nei confronti delle imprese. Naturalmente chi, come me, teme le banche ombra, teme anche che un giorno o l’altro nell’assemblea di azionisti di Bankitalia si presentino dei fondi posseduti da Al Qaeda o dalla mafia internazionale. Ma il mio è un punto di vista certamente opinabile che non fa testo come invece fa l’opinione di un ministro che oltretutto proviene da Bankitalia.

Il problema però si disvela nella sua arcana ragione recondita allorquando scopriamo che qualora nel collocamento alcune quote rimanessero invendute a intervenire dovrebbe essere Bankitalia e che in ogni caso le banche che posseggono le quote si preparano a realizzare un ingente guadagno vedendo rivalutati i loro assets proprio quando si avvicinano gli stress test promossi dalla Bce. Che bell’aiuto per banche che sono sempre sulla linea del galleggiamento e del fallimento tecnico! Dopo i Tremonti Bond ecco arrivare la rivalutazione delle quote di Bankitalia.

Pensate che buona vendemmia per Intesa che e ha il 23,6% di quelle quote. Ci si rimpannuccia per bene. Ma non si crea forse in questo modo una terribile asimmetria competitiva a svantaggio delle altre banche che non possono godere di simili diavolerie perché di fatto non appartengono all’inner circle, ossia a quel circolo chiuso di amichetti della merenda veloce che ha oggi sostituito l’establishment? La Bundesbank non sì è fatta scappare l’occasione. Weidmann ci ha dato addosso picchiandoci in testa di santa ragione. E non gli si poteva dare torto, questa volta. Stiamo facendo in Europa, con questa operazione dilettantesca, una figura peregrina e terribile.

Proprio ora che c’è da rinegoziare il rinegoziabile e cambiar marcia per passare dall’austerità alla crescita, facciamo simili regali a degli incompetenti? Gli inglesi, gli irlandesi, gli islandesi, i belgi, i lussemburghesi sono stati più seri: piuttosto che fare queste figure le banche le hanno nazionalizzate, punendo i manager che le avevano portate al fallimento e non creando asimmetrie così scandalose sui mercati. Per questo finire in questo modo il 2013 mi sembra ben inglorioso.

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