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ALITALIA/ C'è un "buco" nel salvagente di Etihad

Pubblicazione:sabato 21 dicembre 2013

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Il vettore italiano non può più resistere con una strategia stand-alone e questo era chiaro ormai da tempo. L’arrivo di Etihad ha un punto debole tuttavia. I soci extra-europei non possono salire in maggioranza assoluta nel capitale di Alitalia, salvo perdere i benefici di essere considerato un vettore europeo. Quindi, finiti i soldi di Etihad durante il prossimo anno, i problemi torneranno a riaffacciarsi. Nel momento in cui l’azienda avrà bisogno di circa 2,5 miliardi di euro in quattro anni per potersi sviluppare e comprare aerei a lungo raggio, i soci italiani dovranno mettere mano al portafoglio un’altra volta.

Qui si comprenderà se i soci italiani avranno la forza e la volontà di continuare nel business aereo, che, come ha dimostrato il caso Alitalia fra i tanti, non è affatto semplice. In particolare, sarà da valutare l’atteggiamento di Poste Italiane, il cui azionista pubblico e il management, a parte l’amministratore delegato Sarmi, non sembra troppo convinto dell’investimento.

Lo sviluppo futuro di Alitalia passerà tramite Fiumicino, perché solo sviluppando il sistema di hub and spoke nello scalo romano, la compagnia potrà avere un futuro meno complicato. Le voci dell’interessamento di Etihad per lo scalo gestito da Adr non sono dunque una cattiva notizia per Alitalia, ma bisognerà vedere se i Benetton saranno disposti a vendere una parte della “gallina dalle uova d’oro” (visti i recenti aumenti tariffari).

Come volevasi dimostrare, Alitalia non ha futuro né con il solo concetto d’italianità, che tanti danni ha provocato, né con la strategia stand-alone, come spesso richiesto dai politici. Quella politica che dovrebbe porsi molte domande sull’eccessiva ingerenza in un settore, quello aereo, che proprio non è di sua competenza.



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